Il monitoraggio dell’hantavirus e quei quattro passeggeri a Roma: il rischio per l’Italia resta “molto basso”

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La macchina della sorveglianza sanitaria si è messa in moto anche in Italia, sebbene lo scenario epidemiologico – stando alle valutazioni degli enti internazionali – non richieda alcun allarme particolare. È accaduto che quattro passeggeri, giunti a Roma su un volo di linea della Klm, sono finiti sotto osservazione: quel volo, va detto, aveva visto salire a bordo per pochi minuti una donna poi ricoverata a Johannesburg e lì deceduta a causa del virus. Le loro generalità, acquisite dal ministero della Salute, sono state trasmesse alle Regioni di competenza – Calabria, Campania, Toscana e Veneto – che hanno prontamente attivato le procedure di sorveglianza attiva. Una donna domiciliata nel fiorentino, ad esempio, è già stata posta in quarantena preventiva.

Sebbene il termine “sorveglianza” possa evocare scenari di crisi, le autorità ripetono da giorni un concetto chiave: il rischio per la popolazione generale, in Europa e dunque in Italia, è considerato “molto basso”. Nessun caso di infezione, del resto, è stato finora segnalato sul territorio nazionale e il serbatoio naturale del virus (un roditore caratteristico del Sud America) non è presente nel Vecchio Continente. Le valutazioni condivise dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie indicano infatti che, anche qualora si verificasse una trasmissione secondaria, il virus – non trasmettendosi facilmente – difficilmente innescherebbe un’epidemia diffusa.

Il focolaio sulla MV Hondius, quella variante “Andes” e l’ombra dei tre decessi

L’allarme, scattato ufficialmente il 2 maggio 2026, ha radici precise: l’Oms ha segnalato un focolaio di gravi patologie respiratorie a bordo della nave da crociera MV Hondius, un’imbarcazione che navigava nell’Atlantico con 147 persone tra passeggeri ed equipaggio. Le analisi di laboratorio hanno identificato l’agente patogeno nel virus Andes, una variante specifica della famiglia degli hantavirus che presenta una caratteristica peculiare, ovvero la rara capacità di trasmettersi da uomo a uomo attraverso contatti stretti e prolungati. Il bilancio, al momento, conta otto casi complessivi con almeno tre decessi già confermati. Tra le vittime figurano una coppia di nazionalità olandese e una donna tedesca.

L’ipotesi più accreditata, ricostruita attraverso le cronologie ufficiali, suggerisce che l’esposizione sia avvenuta prima dell’imbarco, probabilmente durante un’escursione a Ushuaia in ambienti frequentati da roditori. A bordo della nave, dal 6 maggio, è presente anche un medico italiano dello staff dell’Ecdc, salito per supportare le attività assistenziali legate all’emergenza. Le operazioni sanitarie si stanno ora concentrando a Tenerife, dove sono attesi voli speciali per il rimpatrio dei passeggeri.

Sintomi, modalità di contagio e quel falso allarme sui “quattro sorvegliati speciali”

Ma come si manifesta esattamente questa infezione? L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato una serie di Faq per fare chiarezza, cercando di arginare eventuali derive allarmistiche. Gli hantavirus, in generale, sono virus zoonotici trasmessi dai roditori attraverso il contatto con urina, feci o saliva. Nel caso specifico della sindrome cardiopolmonare – quella provocata dal virus delle Ande – i sintomi iniziali possono assomigliare a quelli di una forte influenza: febbre, mal di testa, dolori muscolari e brividi. La situazione, tuttavia, può degenerare rapidamente in improvvisa difficoltà respiratoria e ipotensione, con un periodo di incubazione che varia da una a otto settimane.

Non esiste una terapia antivirale specifica né un vaccino autorizzato, dunque la gestione clinica si basa sul supporto intensivo e sul trattamento delle complicanze. Per quanto riguarda i quattro passeggeri monitorati in Italia – lo si ribadisce – si tratta di una procedura di massima cautela dettata dai protocolli internazionali. Non stiamo parlando di contagiati, ma di persone che condividono lo stesso volo di un caso; un meccanismo simile a quello che scatta per la meningite o per altre malattie infettive soggette a notifica. La loro inclusione in un registro di sorveglianza attiva serve unicamente a verificare l’eventuale comparsa di sintomi nel lungo periodo.

Dalla cronaca nera alla prevenzione: il ruolo dei roditori e le indicazioni per chi viaggia

Guardando alla cronaca, non si può non registrare la pesantezza del bilancio umano lasciato da questo focolaio. Tre persone hanno perso la vita – un dato che impone rispetto e attenzione – ma gli esperti riuniti a Ginevra sono stati chiari nel sottolineare che “non è come il Covid”: al momento non si prevede né una grande epidemia né una pandemia. La differenza sostanziale risiede proprio nel vettore. Mentre il coronavirus sfruttava una trasmissibilità altissima per via aerea, l’hantavirus – persino nella sua variante più aggressiva – richiede per trasmettersi un contatto molto stretto e prolungato. Le autorità portuali sono comunque state allertate e invitate a utilizzare dispositivi di protezione individuale in caso di contatto con casi sospetti.

Per chi si appresta a viaggiare, specialmente nelle aree endemiche del Sud America (dove il virus circola abitualmente), valgono le regole classiche della prudenza: evitare il contatto con roditori e le loro tane, non maneggiare carcasse di animali e arieggiare bene i locali chiusi prima di pulirli. In Italia, intanto, la situazione resta monitorata ma tranquilla: le autorità sanitarie continuano a garantire il massimo coordinamento, mentre la nave e il suo carico di apprensione si allontanano lentamente dalle nostre coste.

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