Il via libera dell’Ue al programma da 6 miliardi per l’idrogeno rinnovabile, e il consolidamento del ruolo strategico dell’Italia secondo H2IT
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Redazione Interno
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La Commissione europea ha dato il via libera a un regime di aiuti di Stato italiano da 6 miliardi di euro destinato alla produzione di idrogeno rinnovabile, una misura che, nelle parole dell’associazione H2IT, non solo rafforzerà il percorso di decarbonizzazione del Paese ma consoliderà il ruolo strategico dell’Italia nel sistema energetico europeo. L’approvazione, arrivata nella giornata di lunedì 30 marzo, riguarda nello specifico un programma concepito per indirizzare la produzione verso i settori dei trasporti e dell’industria, ritenuti centrali per la transizione energetica nazionale. Il regime, che rientra nelle norme Ue sugli aiuti di Stato, è stato accolto con soddisfazione dal presidente di H2IT, Alberto Dossi, il quale ha sottolineato come questo intervento rappresenti un’importante spinta allo sviluppo di un mercato che, fino a oggi, aveva necessitato di chiari segnali di indirizzo da parte delle istituzioni.
L’impianto della misura, che si basa su una dotazione finanziaria consistente, mira a raggiungere un obiettivo produttivo di 200.000 tonnellate annue di idrogeno rinnovabile. Un traguardo che, per essere centrato, richiederà l’attivazione di una filiera industriale articolata, capace di integrare tecnologie diverse e di garantire la sostenibilità ambientale dell’intero ciclo produttivo. Nello specifico, il programma italiano ammette al sostegno due principali categorie di produzione: quella derivante dall’elettrolisi alimentata da energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili, e quella che sfrutta fonti biogeniche attraverso processi biologici, biotermochimici e termochimici. Si tratta di una scelta che, ampliando il ventaglio delle tecnologie ammissibili, cerca di favorire soluzioni diversificate sul territorio, tenendo conto delle specificità delle diverse aree produttive e della necessità di utilizzare al meglio le risorse rinnovabili disponibili.
L’approvazione della Commissione e i dettagli del regime da 6 miliardi di euro
La decisione della Commissione europea, arrivata dopo un iter di valutazione volto a verificare la compatibilità della misura con le regole del mercato unico, conferma l’allineamento del progetto italiano agli obiettivi del Green Deal europeo e del piano REPowerEU. Il regime da 6 miliardi, che sarà attuato attraverso meccanismi di sostegno diretti o indiretti agli operatori del settore, è stato concepito per ridurre il divario di costo tra l’idrogeno tradizionale e quello rinnovabile, una delle barriere principali alla sua diffusione su larga scala. D’altra parte, l’importanza di questo intervento risiede anche nel segnale che manda al mercato: la disponibilità di ingenti risorse pubbliche, se accompagnata da un quadro normativo stabile, può fungere da catalizzatore per gli investimenti privati, spesso frenati dall’incertezza sui tempi di ritorno economico.
Nel dettaglio, l’impianto della misura si concentra sul sostegno alla produzione e non solo sulla domanda, una scelta che mira a creare le condizioni per un’offerta stabile e competitiva nel medio periodo. L’Italia, con questo strumento, punta a ritagliarsi un ruolo di primo piano in un comparto, quello dell’idrogeno, che molte economie europee considerano cruciale per la decarbonizzazione dei settori cosiddetti hard-to-abate, come l’acciaio, la chimica e il trasporto pesante. La stessa Commissione, nel dare l’ok al programma, ha riconosciuto che la misura è necessaria e proporzionata per accelerare la transizione verde, evitando al contempo distorsioni della concorrenza non giustificate. Un equilibrio delicato, questo, che l’esecutivo comunitario ha cercato di preservare imponendo condizioni specifiche, tra cui la partecipazione dei beneficiari al meccanismo di mercato e la trasparenza nell’assegnazione dei fondi.
Il ruolo strategico per l’industria e i trasporti secondo H2IT
Per l’associazione H2IT, che riunisce i principali attori della filiera dell’idrogeno in Italia, il via libera europeo rappresenta un tassello fondamentale per la costruzione di un’economia dell’idrogeno nel Paese. Non si tratta, secondo Dossi, solo di un sostegno economico, ma di un riconoscimento della capacità progettuale italiana in un settore ad alta intensità tecnologica. L’idrogeno rinnovabile, in particolare, viene visto come una leva per integrare le fonti rinnovabili intermittenti, come solare ed eolico, con i consumi industriali, garantendo così maggiore flessibilità al sistema elettrico. Un aspetto, quest’ultimo, che diventa tanto più rilevante in un contesto di progressiva elettrificazione dei consumi e di necessità di stoccaggio energetico su larga scala.
Nel settore dei trasporti, l’intervento si rivolge in particolare a quelle applicazioni per le quali l’elettrificazione diretta presenta maggiori criticità: si pensi al trasporto merci su lunga distanza, al settore navale e a quello aeronautico, dove l’idrogeno può rappresentare una soluzione tecnologicamente matura per ridurre le emissioni. Parallelamente, nell’industria, l’obiettivo è quello di sostituire l’idrogeno grigio, attualmente prodotto da fonti fossili, con quello rinnovabile, riducendo così l’impronta carbonica di processi produttivi ad alta intensità energetica. L’impostazione del programma, che prevede un arco temporale di attuazione definito, consentirà ai soggetti beneficiari di pianificare gli investimenti con un orizzonte di medio termine, superando quella frammentazione progettuale che ha spesso caratterizzato le prime fasi di sviluppo del settore.
Le implicazioni per il sistema energetico nazionale
Con questo regime di aiuti, l’Italia si dota di uno strumento finanziario di dimensioni rilevanti, che si inserisce in un quadro più ampio di politiche nazionali ed europee per il clima e l’energia. La scelta di puntare sull’idrogeno rinnovabile, peraltro, riflette una strategia che mira a coniugare gli obiettivi ambientali con quelli di sicurezza energetica, riducendo la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili. Il programma, sostenuto da risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e da fondi nazionali, è destinato a mobilitare investimenti lungo l’intera catena del valore, dalla produzione di elettrolizzatori fino alla realizzazione delle infrastrutture di distribuzione.
L’impatto atteso, secondo le valutazioni condotte dalla Commissione e dalle autorità italiane, non si limita alla riduzione delle emissioni di gas serra, ma si estende alla creazione di nuova occupazione qualificata e allo sviluppo di competenze tecnologiche avanzate. In questo senso, l’idrogeno rinnovabile diventa non solo un vettore energetico, ma anche un fattore di competitività per il sistema produttivo nazionale, chiamato a confrontarsi con la transizione ecologica come elemento strutturale dei mercati globali. L’approvazione della misura, avvenuta in tempi relativamente rapidi, testimonia la volontà politica di mantenere un passo sostenuto nell’attuazione degli interventi previsti dal piano nazionale, cercando di capitalizzare il vantaggio competitivo derivante da una posizione geografica favorevole e da una tradizione industriale consolidata nel settore energetico.




