Ferrero, la capogruppo 3F’s supera i 22 miliardi di fatturato con un balzo dell’11,2% dell’Ebitda

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La holding che siede al vertice dell’impero dolciario fondato ad Alba ha messo a libro i conti dell’esercizio 2024-2025, e il quadro che ne emerge è quello di una macchina industriale che continua a macinare risultati a doppia cifra. Parliamo di 3F’s Holding S.A., la società che dal 24 febbraio 2025 funge da capogruppo ultima per il Ferrero Group e per Cth Invest Group, e che ha chiuso il bilancio consolidato al 31 agosto 2025 con un fatturato pari a 22,3 miliardi di euro.

La cifra, che segna un incremento del 5,3% rispetto al periodo precedente, rappresenta il frutto dell’integrazione – appena formalizzata sotto il profilo societario – di due universi paralleli: da un lato il cuore storico del gruppo con i suoi marchi iconici, dall’altro le realtà acquisite negli Stati Uniti e in Europa, quelle che fanno capo a Cth Invest. Tra queste figurano Ferrara, Nonni’s Bakery, Fox’s Burton’s Company e Fine Biscuits Company: un insieme di aziende che, una volta aggregate sotto l’unica egida della holding lussemburghese, contribuiscono a delineare i confini di un colosso dal perimetro allargato.

A rendere più solida la fotografia finanziaria non è stato soltanto l’aumento dei ricavi. L’Ebitda consolidato si è attestato a 3,2 miliardi di euro, evidenziando una crescita dell’11,2% su base annua. Un dato, quest’ultimo, che rivela come l’espansione del giro d’affari sia stata accompagnata da un miglioramento della redditività operativa, a conferma di una gestione capace di preservare margini nonostante la complessità di un contesto economico – quello globale – caratterizzato da tensioni inflazionistiche e dinamiche geopolitiche in continua evoluzione.

La nuova architettura societaria voluta da Giovanni Ferrero

L’operazione che ha portato alla costituzione di 3F’s Holding, perfezionata a fine febbraio, rappresenta un tassello fondamentale nell’architettura di governo voluta da Giovanni Ferrero, che della holding è presidente. È lui, del resto, a detenere il controllo totale della nuova entità, nata proprio con l’obiettivo di riunire sotto un’unica struttura le due anime del gruppo: quella storica legata al Ferrero Group e quella più recente, rappresentata dagli investimenti di Cth.

Non si tratta di una mera riorganizzazione burocratica, ma di una scelta strategica che riflette la volontà di semplificare la governance di un gruppo che, negli ultimi anni, aveva ampliato i propri confini attraverso acquisizioni mirate. La holding, con sede in Lussemburgo, diventa così il vertice assoluto: una sorta di cabina di regia da cui vengono coordinate operazioni, strategie e, come testimoniano i conti, le performance finanziarie di un insieme di aziende che operano in segmenti complementari, dal cioccolato ai prodotti da forno.

Numeri, stabilimenti e una presenza globale in crescita

Guardando alla fotografia al 31 agosto 2025, emergono le dimensioni di quella che oggi è una delle principali realtà industriali a livello mondiale nel settore dolciario. Il gruppo, attraverso le sue articolazioni, conta 62.797 dipendenti distribuiti a livello globale. Una forza lavoro impiegata in 64 stabilimenti produttivi sparsi in diverse aree geografiche, asset che contribuiscono a formare un totale consolidato di 27,4 miliardi di euro.

La capillarità della presenza produttiva, unita alla diversificazione dei portafogli marchi, ha permesso al gruppo di mantenere una traiettoria di crescita che, secondo quanto riportato nella nota ufficiale, ha interessato “tutte le aree del business”. L’andamento positivo, viene spiegato, riflette una solida performance organica sia del ramo tradizionale Ferrero sia della galassia Cth Invest, senza che l’una abbia prevalso sull’altra in termini di contributo alla crescita aggregata.

Un bilancio che parla di solidità operativa

Il documento contabile approvato per l’esercizio 2024-2025, chiuso appunto al 31 agosto, si distingue per la linearità dei principali indicatori. L’aumento dell’Ebitda dell’11,2%, superiore di oltre il doppio rispetto alla crescita del fatturato, suggerisce un’efficienza operativa che raramente si riscontra in processi di aggregazione di questa portata. Di solito, infatti, le fusioni o le ristrutturazioni societarie comportano transitori di assestamento che tendono a comprimere temporaneamente la redditività.

Nel caso di 3F’s Holding, invece, il primo esercizio successivo alla riorganizzazione ha già restituito risultati che parlano di sintonia tra le strutture integrate. La capogruppo ha potuto contare su un modello di business che non ha subito interruzioni, riuscendo anzi a capitalizzare le sinergie derivanti dall’unificazione amministrativa. E lo ha fatto senza perdere di vista il dato occupazionale e industriale, mantenendo inalterata la propria capacità di investimento e la presenza sui mercati internazionali.

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