Business dei dializzati, le chat e i file cancellati che potrebbero inchiodare il sistema
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Redazione Interno
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Le prove decisive, quelle che potrebbero ricostruire l'intera architettura del presunto giro di affari e favori tra il primario nefrologo Roberto Palumbo e l'imprenditore Maurizio Terra, potrebbero trovarsi ancora nei meandri dei supporti digitali sequestrati. Tablet, smartphone e computer custodiscono, secondo gli investigatori, file cruciali per l'inchiesta sulla destinazione dei pazienti dializzati, alcuni dei quali forse cancellati in fretta ma forse ancora recuperabili. È in quel patrimonio informatico, nelle chat e nei documenti nascosti, che si cercano le conferme a un sistema che, stando agli atti, andava ben oltre le buste di contanti scambiate durante un incontro e finite sotto sequestro. Un meccanismo che, attraverso una società terza, avrebbe permesso al medico di incassare somme per ogni paziente indirizzato verso una specifica struttura, trasformando le dimissioni ospedaliere in una sorta di commercio.
Il flusso dei soldi e le destinazioni dei pazienti
Le carte depositate dal gip dipingono un quadro in cui i soldi, migliaia di euro, non transitavano soltanto in contanti ma seguivano canali più sofisticati. Secondo la ricostruzione della Procura, esisterebbe una rete di rapporti economici e di pressioni esercitate per orientare le scelte sui pazienti in uscita dal Sant’Eugenio, con vantaggi reciproci per il primario e l’imprenditore. Una parte di quel denaro, stando alle indagini, sarebbe confluita in una società, descritta come una "cassaforte" personale di Palumbo, dalla quale uscivano pagamenti per ogni cosa: dai soggiorni in alberghi di lusso, come il Grand Hotel Vesuvio a Napoli, al saldo del conto presso il fornaio sotto casa. Un flusso ininterrotto di finanziamenti che serviva a sostenere uno stile di vita elevato e, al tempo stesso, a mantenere un intricato sistema di relazioni personali.
Stipendi fittizi e il retroscena delle relazioni personali
La gestione di quelle risorse economiche, del resto, sembra essere stata caratterizzata da una commistione costante tra ambito professionale e vita privata. Dalle intercettazioni emergono riferimenti a soldi percepiti dalla compagna dell'imprenditore, la quale dichiara di ricevere denaro da Terra e non dal primario, in un reticolo di passaggi che gli inquirenti stanno ancora districando. Lo stesso Palumbo, secondo le accuse, utilizzava il canale societario per far fronte a impegni personali gravosi, come i costi per la separazione dalla moglie e il successivo mantenimento di una nuova compagna, alla quale nel 2024 sarebbero stati accreditati oltre trentaseimila euro. Un sistema di erogazione che, secondo i pm, non conosceva pause e che traeva linfa proprio dall’attività di indirizzamento dei malati.
La caccia ai documenti digitali e l'architettura delle accuse
Il cuore delle prove, oggi, è affidato alla perizia informatica. Gli investigatori sono convinti che nei dispositivi elettronici dei due arrestati, e forse in periferiche di memoria rimaste oscurate, si celino i documenti contabili e le comunicazioni in grado di attestare il valore commerciale attribuito a ogni singolo paziente. Quel meccanismo, nel quale ogni dimissione aveva un prezzo, sarebbe stato l’elemento fondante di un business spietato, basato su un bisogno sanitario incontrovertibile. La sfida per la magistratura è proprio quella di portare alla luce, dal mondo digitale, la prova definitiva di un accordo che, pur essendo emerso in modo frammentario dalle intercettazioni ambientali e dai pedinamenti, trova la sua potenziale completezza soltanto nei file, magari cancellati in fretta ma non del tutto persi, che raccontano l'intera storia.




