Meteo, da metà aprile si apre la “porta atlantica”: gli effetti attesi tra piogge, grandine e contrasti termici
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il quadro atmosferico, dopo giorni di stabilità quasi estiva destinata a prolungarsi fino a giovedì 9 aprile, si prepara a una svolta decisa già a partire dal prossimo weekend. È quanto emerge dalle più recenti proiezioni modellistiche, quelle del Centro Europeo (ECMWF) e del modello GFS, le quali, sebbene con alcune divergenze nella distribuzione spaziale dei fenomeni, convergono nell’indicare l’apertura della cosiddetta “porta atlantica”. In gergo meteorologico, questa espressione – che gli esperti utilizzano per descrivere l’assenza di blocchi anticiclonici alle medie latitudini – significa che le perturbazioni oceaniche, quelle che solitamente stazionano sul Regno Unito o sul Golfo di Biscaglia, possono finalmente scorrere senza ostacoli verso il Mediterraneo centrale, raggiungendo così l’Italia in modo diretto e conseguentemente innescando un surplus di precipitazioni.
Un anticiclone subtropicale domina fino a giovedì, poi l’irruzione fredda
Prima di questo cambio di scenario, tuttavia, l’alta pressione – foriera di sole e di temperature decisamente superiori alla media stagionale – continuerà a esercitare il suo pieno controllo sul bacino del Mediterraneo. Un’area anticiclonica vasta, ormai salda, sta regalando all’Italia cieli sereni quasi ovunque; un clima mite, anzi decisamente caldo per essere solo l’inizio di aprile, tanto da evocare condizioni più tardo-primaverili che autunnali. Ma da venerdì 10 aprile, proprio in prossimità del fine settimana, il quadro cambierà in modo netto. Il ritorno di piogge e temporali sarà accompagnato da un elemento non secondario: il rischio di grandine, dovuto a contrasti termici notevoli tra l’aria calda preesistente e l’irruzione di correnti più fresche in discesa dal Nord Atlantico. Un cocktail instabile, quello tra masse d’aria differenti, che spesso favorisce la formazione di cellule convettive intense.
Piogge fino al 20 aprile: il confronto tra i modelli Ecmwf e Gfs
Secondo l’aggiornamento del modello ECMWF, la distribuzione degli accumuli pluviometrici sull’Italia sino al 20 aprile premierebbe le regioni adriatiche e, più in generale, il centro-sud. Quest’area, spiega la proiezione, sarebbe coinvolta sia dall’irruzione fredda del 10 aprile sia dal successivo passaggio ciclonico atteso tra il 12 e il 15 aprile. In misura minore, ma comunque sufficientemente rilevante, ne trarrebbero beneficio il settentrione (si veda la Pianura Padano-orientale) e la Sardegna; molto meno l’estremo nord-ovest, che rischierebbe di restare in ombra, probabilmente riparato dalle barriere alpine. Di segno diverso, invece, l’analisi del modello GFS, il quale tratteggia una situazione estremamente irregolare. Secondo questa seconda lettura, infatti, si registrerebbero due picchi distinti: uno al nord, l’altro all’estremo sud – segnatamente la Sicilia – mentre il centro Italia (con la parziale eccezione dell’Appennino abruzzese) verrebbe stranamente “snobbato” dai fenomeni più intensi.
La tendenza per la seconda metà di aprile tra scossoni emisferici
Le proiezioni per le prossime settimane di aprile si fanno via via più interessanti, a tratti persino turbolente. L’aggiornamento del Centro Europeo, infatti, inizia a delineare un quadro ben preciso, caratterizzato da scossoni atmosferici a livello europeo: la “porta atlantica” non sarà un evento isolato, ma l’avvio di una fase di tempo dinamico destinata a prolungarsi. Già nel corso della settimana successiva a quella dell’irruzione, ci aspetta uno scenario anomalo per il periodo: un netto aumento delle temperature, dovuto alla prima avanzata dell’anticiclone subtropicale, farà da preludio a nuovi affondi perturbati. Una configurazione, questa, che ricorda da vicino gli anni in cui aprile giocava interamente la sua natura di mese di transizione, alternando giornate da piena primavera a improvvisi ritorni di freddo e grandinate, senza però mai stabilizzarsi del tutto. Le regioni tirreniche, di solito più esposte alle correnti umide occidentali, questa volta potrebbero essere parzialmente escluse dai massimi accumuli, mentre il versante adriatico e il sud peninsulare si confermano le aree a maggior rischio idrogeologico per la seconda decade del mese.




