Orrore a Spoleto, trovato il corpo mutilato di Bala Sagor

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un macabro ritrovamento, che ha gettato la città di Spoleto nel gelo più profondo, ha segnato la serata di lunedì scorso. Nel rione Casette, un sacco nero della spazzatura, abbandonato in prossimità di un’area giochi per bambini, celava al suo interno resti umani. Si trattava, come poi accertato, del corpo mutilato di Bala Sagor, il giovane bengalese di 21 anni che mancava da casa da quattro giorni, dopo la denuncia di scomparsa sporta dai familiari. Del suo corpo, come ha potuto constatare la scientifica, non rimaneva che il tronco: la testa, le gambe e le braccia erano state asportate con una violenza inaudita, che lascia presupporre una ferocia difficilmente comprensibile.

Le indagini, coordinate dal procuratore di Spoleto Claudio Cicchella e condotte dai carabinieri della Compagnia locale, sono scattate immediatamente e sono proseguite per tutta la notte. I militari, che già avevano avviato le ricerche in seguito alla segnalazione di scomparsa, hanno ascoltato diversi testimoni e acquisito le riprese delle telecamere di videosorveglianza della zona, nella speranza di ricostruire gli ultimi spostamenti della vittima. Bala Sagor, conosciuto da tutti come Obi, lavorava come aiuto cuoco e i suoi genitori risiedono a Roma. La sua vita, fatta di lavoro e di integrazione in un territorio che non era il suo, si è interrotta in modo brutale giovedì 18 settembre.

Una nuova, significativa svolta nelle operazioni si è avuta con il ritrovamento di un secondo sacco, in un terreno limitrofo al primo luogo del delitto. Il magistrato, raggiungendo personalmente l’area per un sopralluogo, ha preferito mantenere un profilo di massima riservatezza. "Non ci sono fermi", ha dichiarato ai cronisti il procuratore Cicchella, aggiungendo, riguardo al contenuto dei sacchi, di non poter dire nulla. Dalle attività investigative di questa mattina, peraltro, non sarebbero emersi ulteriori resti umani, il che concentra l’attenzione sulla necessità di ritrovare le parti mancanti del corpo, fondamentali per chiarire le dinamiche dell’omicidio.

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