Spread Btp-Bund, chiusura a 115 punti dopo una seduta da montagne russe

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il differenziale tra Btp e Bund ha chiuso la seduta a 115 punti base, in calo dai 118 della vigilia, dopo aver toccato nell'intraday un massimo di 132 punti, valore che non si vedeva dal 3 ottobre 2024. Una giornata sulle montagne russe per il mercato del reddito fisso, con i rendimenti dei titoli di Stato che restano su livelli storicamente elevati, compressi tra un'inflazione dell'area euro balzata al 3,8% a settembre e debiti pubblici che in Italia viaggiano verso il 138,6% del Pil nel 2026.

Il quadro europeo e il ruolo della Germania

La pressione non ha risparmiato nessun mercato europeo. Il rendimento del decennale francese ha rivisto i massimi dal 2002, con lo spread verso il Bund tornato in area 150 punti, una zona che non si vedeva dalla crisi del debito sovrano del 2011-2012. La stessa dinamica ha interessato il Btp italiano, la cui forbice con il pari durata tedesco ha toccato venerdì un picco superiore ai 130 punti, salvo poi assottigliarsi sul finale delle contrattazioni. Il Bund si è spinto fino al 3,64%, picco da marzo 2009, confermando il suo status di bene rifugio per i capitali in fuga dai titoli periferici.

Le cause: energia, guerra e conti pubblici

A innescare il sell-off sui bond governativi concorrono diversi fattori. L'inflazione dell'area euro ha accelerato al 3,8% su base annua a settembre, dal 3,2% di agosto, con i prezzi energetici schizzati del 18,8%. L'incertezza legata allo Stretto di Hormuz e lo stallo nei negoziati tra Stati Uniti e Iran mantengono alta la pressione sui mercati energetici, con il gas europeo che resta sopra gli 800 dollari per mille metri cubi.

Sul fronte dei conti pubblici, la Francia soffre di una combinazione di allargamento degli spread sul credito corporate e numeri di finanza pubblica peggiori delle attese, con il deficit 2026 al 5,4% contro attese di un 5%.

Il peso del debito italiano

Per l'Italia il quadro resta delicato. Il rapporto debito/Pil è previsto al 138,6% nel 2026, con una discesa attesa solo a partire dal 2027, quando dovrebbe scendere al 138,5%, per arrivare al 136,3% nel 2029. Il Documento di finanza pubblica stima che, a parità di altre condizioni, un aumento permanente e inatteso del rendimento dei titoli di Stato a 10 anni di 100 punti base a partire dal 2026 farebbe invece crescere il rapporto debito/Pil in ogni anno dell'orizzonte considerato, collocandosi nel 2028 poco sotto al 141%.

Il Btp decennale ha chiuso la seduta al 4,64%, dopo aver toccato il 4,73% nella giornata di giovedì, il livello più alto da ottobre 2023.

Il raffreddamento dai mercati americani

Sul finale di seduta è arrivato un lieve sollievo dai mercati statunitensi, dove i rendimenti dei Treasury hanno mostrato segnali di stabilizzazione dopo aver toccato i massimi da 24 anni, con il decennale al 5,342% e il trentennale al 5,683%. Il raffreddamento dei rendimenti americani ha contribuito a riportare una relativa calma anche sui mercati europei, consentendo allo spread Btp-Bund di chiudere in territorio negativo rispetto alla vigilia. Il differenziale resta comunque su livelli molto elevati, ai massimi da aprile 2025.

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