Oscar 2026, trionfa “Una battaglia dopo l’altra” ma Sean Penn diserta la cerimonia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La 98esima edizione degli Academy Awards, andata in scena al Dolby Theatre di Los Angeles nella notte tra il 15 e il 16 marzo, ha consacrato Una battaglia dopo l’altra come il film dell’anno, assegnandogli la prestigiosa statuetta per il miglior film. Il lavoro di Paul Thomas Anderson, che si è aggiudicato anche la regia, la sceneggiatura non originale e il premio per il miglior attore non protagonista, ha così battuto la concorrenza agguerrita di I peccatori di Ryan Coogler, partito con sedici candidature e premiato per la sceneggiatura originale, la fotografia e la colonna sonora.
La notte, tuttavia, è stata segnata da un'assenza che non è passata inosservata, quella di Sean Penn. L'attore, premiato per la sua interpretazione in Una battaglia dopo l'altra, non era presente sul palco per ritirare la sua terza statuetta. A dare l'annuncio è stato Kieran Culkin, che con una punta di ironia ha dichiarato: «Sean Penn non è qui con noi perché non ha potuto o non ha voluto, quindi ritirerò io il premio al suo posto». Una battuta, la sua, che ha sollevato più di un interrogativo su una defezione che, secondo quanto ricostruito dalla stampa internazionale, era nell'aria già da giorni.
Il viaggio di Sean Penn e le polemiche per le battute di Conan O’Brien
L'assenza di Penn, in realtà, non è stata una semplice scelta di opportunità. Fonti vicine all'attore, citate dal New York Times, hanno rivelato che la star si trovava già in Europa, con l'intenzione di raggiungere l'Ucraina. Un viaggio che conferma il suo impegno politico e la vicinanza al presidente Volodymyr Zelensky, risalente ai tempi del documentario Superpower del 2023. Non è la prima volta che Penn salta una cerimonia di premiazione, avendo già disertato i Bafta e gli Actor Awards, ma la scelta di privilegiare una missione personale al trionfo hollywoodiano ha inevitabilmente catalizzato l'attenzione, rubando la scena ad altri momenti della serata.
A tenere banco, però, sono state anche le performance del conduttore Conan O’Brien, tornato alla guida dell'evento per il secondo anno consecutivo. Se l'incursione iniziale tra i film candidati, con tanto di trucco ispirato al personaggio di Amy Madigan in Weapons, era stata apprezzata, il suo monologo ha suscitato reazioni contrastanti. La battuta sull'intelligenza artificiale («Sono onorato di essere l’ultimo conduttore umano, l’anno prossimo ci sarà un robottino con lo smoking»), pur strappando qualche sorriso, è parsa a molti un presagio di quella che sarebbe stata una serata all'insegna di uno humor non sempre efficace. Non sono mancati i riferimenti all'attualità politica, con battute sull'aumento delle misure di sicurezza e frecciate a Timothée Chalamet, ma il risultato complessivo è stato giudicato da una parte della critica e del pubblico come piatto e prevedibile.
La doppietta di Michael B. Jordan e il trionfo del K-pop
Tra i momenti più alti della cerimonia, invece, va annoverata la vittoria di Michael B. Jordan come miglior attore protagonista per I peccatori. L'interprete, premiato per il doppio ruolo dei gemelli Smoke e Stack, ha ricevuto una standing ovation e ha dedicato il premio agli attori afroamericani che lo hanno preceduto, da Sidney Poitier a Denzel Washington, sottolineando l'importanza di una vittoria che arriva dopo anni di carriera. Nella stessa serata, Autumn Durald Arkapaw è entrata nella storia come prima donna a vincere l'Oscar per la migliore fotografia, sempre per I peccatori.
Sul fronte musicale, il fenomeno K-pop ha fatto breccia anche all'Academy. Il film d'animazione KPop Demon Hunters si è aggiudicato la statuetta per la miglior canzone originale con Golden, in una categoria che ha visto la netta affermazione del genere. Tuttavia, l'entusiasmo per il premio è stato in parte offuscato dalla decisione della produzione di tagliare il discorso di ringraziamento degli autori, suscitando la rabbia degli spettatori e riaccendendo il dibattito sulla durata e i ritmi della diretta. Un'altra nota stonata è arrivata dal presentatore Kumail Nanjiani, finito al centro delle polemiche per una battuta giudicata di cattivo gusto sulla lista di Schindler, durante la premiazione del miglior cortometraggio live action.
Il trionfo del cinema e le ombre di una notte
La serata, dunque, ha vissuto di luci e ombre. Da un lato, il trionfo meritato di Una battaglia dopo l’altra e le performance da incorniciare di attori come Jessie Buckley, premiata come migliore attrice protagonista per Hamnet, e di Michael B. Jordan; dall'altro, le assenze eccellenti e uno show condotto con un'alternanza di momenti riusciti e cadute di tono. La scelta di Sean Penn di non partecipare, motivata da ragioni che vanno ben oltre il glamour della serata, ha offerto uno spaccato di un'attualità complessa che irrompe anche nella fabbrica dei sogni. Mentre il cinema celebrava sé stesso, uno dei suoi protagonisti più iconici aveva già lo sguardo rivolto altrove, verso un fronte di guerra che continua a insanguinare l'Europa. E forse, in questa divaricazione, si cela il senso più profondo di una notte che ha provato a far sorridere, ma che non ha potuto ignorare del tutto il peso della realtà.




