Mare amaro 2026, i prezzi degli stabilimenti balneari salgono ancora: a Alassio una settimana costa 368 euro
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Mare amaro, si potrebbe intitolare l’estate 2026. Se il countdown per le vacanze è ufficialmente iniziato – complici i primi fine settimana di sole e temperature quasi estive – per molte famiglie italiane il sogno di un lettino in riva al mare rischia di trasformarsi in un vero e proprio salasso.
L’indagine annuale di Altroconsumo, che ha monitorato in forma anonima le tariffe di ben 222 stabilimenti balneari sparsi su tutto il territorio nazionale, non lascia spazio a dubbi: i costi per godersi un ombrellone e due sdraio hanno subito un incremento medio del 6% rispetto al 2025. borsaitaliana
Un dato, questo, che assume contorni ancora più pesanti se allargato il quadro agli ultimi cinque anni, periodo in cui il rincaro complessivo ha raggiunto il 24%, trasformando di fatto il bagnasciuga in un lusso per pochi. borsaitaliana
La mappa dei rincari, il primato della Liguria e la sorpresa in Sicilia
L’organizzazione di consumatori ha contattato telefonicamente i gestori delle strutture, spacciandosi per normali clienti, chiedendo i prezzi per la prima settimana di agosto (dal 2 all’8) nelle prime quattro file a ridosso del mare.
Dieci le località passate ai raggi X: da Lignano a Rimini, passando per Senigallia, Viareggio, Palinuro, Alassio, Gallipoli, Alghero, la coppia Taormina-Giardini Naxos e infine Anzio.
Ebbene, se si guarda alla media nazionale, quella stessa settimana di alta stagione costa oggi 225 euro, ma la forbice tra le diverse mete è, come sempre, abissale. borsaitaliana
A fare da spartiacque è la Liguria: Alassio si conferma la località più cara d’Italia, con una spesa media di 368 euro per l’ombrellone e due lettini in prima fila. All’estremo opposto, a Lignano Sabbiadoro, la spesa si ferma a 164 euro. borsaitaliana
Aumenti a doppia cifra, la classifica delle località più care
Dall’analisi condotta da Altroconsumo emerge però un dato molto interessante riguardo le dinamiche di crescita: non è la più cara ad aver subito il balzo maggiore. Se prendiamo in esame la variazione percentuale rispetto al 2025, a detenere il triste primato è la Sicilia.
A Taormina e Giardini Naxos, dove la tariffa media si aggira sui 237 euro, i prezzi hanno subito un’impennata record del 16%. Segue la Sardegna con Alghero (+14%), mentre la Puglia di Gallipoli (+10%) chiude il podio dei rincari a tre cifre. borsaitaliana
Per il resto d’Italia, gli aumenti si sono mantenuti su livelli più bassi, oscillando tra un +2% e un +7%, ma questo non ha impedito ad altre località di mantenere listini stellari: basti pensare a Gallipoli, dove la media si attesta sui 324 euro, o ad Alghero, ferma a 274 euro. borsaitaliana
Il costo della posizione e il sistema delle concessioni sotto accusa
Uno degli aspetti più interessanti, emerso dalla rilevazione, riguarda la variabile della “fila” e quanto questa incida concretamente sul portafoglio.
La differenza di prezzo tra la prima fila (quella a ridosso dell’acqua) e la quarta è tutt’altro che trascurabile: se per piazzarsi davanti a tutti occorrono in media 238 euro a settimana, arretrare di qualche metro abbassa il conto a 210 euro, passando attraverso cifre intermedie di 229 euro per la seconda fila e 219 per la terza.
Un dato, quest’ultimo, che fotografa una realtà ormai consolidata. borsaitaliana
Proprio in merito a queste dinamiche, Altroconsumo punta il dito contro l’attuale meccanismo delle concessioni demaniali: un sistema che, a fronte di canoni spesso irrisori pagati dai gestori al demanio, finisce per scaricare costi esorbitanti sulle spalle dei turisti. Una petizione per chiedere una riforma radicale del settore – che preveda più spiagge libere e bandi trasparenti – ha già raccolto oltre 91.000 firme. borsaitaliana




