Spiagge deserte e prezzi alle stelle: l'estate 2025 e la crisi degli stabilimenti balneari

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   L’estate 2025 si conferma come una stagione di paradossi: mentre il caldo spinge migliaia di persone verso il mare, molte spiagge italiane restano semivuote, con file di ombrelloni inutilizzati che raccontano una crisi annunciata. Il motivo? I prezzi, che continuano a salire senza sosta, trasformando quello che un tempo era un piacere accessibile in un lusso per pochi. Se a livello nazionale il rincaro medio per un lettino e un ombrellone si attesta intorno al 6%, in alcune località le cifre raggiungono livelli esorbitanti: dagli 86 euro della Campania ai 340 di Alassio, fino ai 1.500 euro al giorno chiesti dal Twiga Beach Club in Versilia.

Non è un caso che, tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, il dibattito sui costi degli stabilimenti balneari abbia infiammato i social, coinvolgendo anche personaggi noti. Salvo Sottile, tra i primi a denunciare la situazione, ha usato toni duri: «Lidi deserti e ombrelloni chiusi, e davvero vi stupite se trattate le persone come polli da spennare? Il mare ormai è un’esperienza di lusso». Alessandro Gassmann, da parte sua, ha invitato i gestori a una riflessione: «Avete un po’ esagerato. Abbassate i prezzi e le cose andranno meglio».

Ma non sono solo le celebrità a lanciare l’allarme. Mirko Casadei, erede di una delle dinastie musicali più legate alla Romagna, ha osservato un cambiamento nel turismo: «Dopo il Covid c’era il tutto esaurito. Ora la bolla si è sgonfiata, e il calo non è solo numerico. Si vede un turismo più dimesso, meno divertito». Un segnale che, dietro ai dati sulle presenze, si nasconde un malessere più profondo, legato alla pressione economica sulle famiglie.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.