Firenze vuota e spiagge deserte: l'estate amara del turismo italiano
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Mentre il sole picchia implacabile sull’asfalto infuocato di Firenze, le strade del centro storico brulicano ancora di visitatori, ma sono quelli che arrivano al mattino e ripartono la sera, lasciando dietro di sé hotel semideserti e ristoranti che faticano a riempirsi. Una situazione che, secondo gli albergatori intervistati dal Corriere della Sera, rende questa stagione una delle peggiori degli ultimi anni. Non è solo la città d’arte a soffrire: anche lungo le coste, dove gli stabilimenti balneari fanno i conti con file di ombrelloni vuoti, il quadro è desolante.
Alessandro Gassmann, noto per le sue prese di posizione senza mezzi termini, ha rilanciato la polemica con un post su Instagram accompagnato da una foto eloquente: lettini abbandonati sulla sabbia, senza un’anima viva all’orizzonte. «Se la stagione non va bene, la colpa è dei prezzi esagerati», ha scritto l’attore, rivolgendosi direttamente ai gestori dei lidi. «La gente sceglie il mare libero perché non può permettersi di pagare cifre folli». Un’accusa che, sebbene non nuova, trova riscontro nei dati: il turismo americano, tradizionalmente generoso, è crollato, mentre gli italiani optano sempre più per soluzioni low-cost o per vacanze brevi.
A Firenze, dove un tempo le prenotazioni si esaurivano mesi prima, ora si registrano cancellazioni a ridosso delle date, segno di un mercato volatile e incerto. Gli operatori del settore, dal canto loro, ribattono che i costi sono aumentati a loro volta – dall’energia alla manodopera – e che tagliare le tariffe significherebbe lavorare in perdita. Ma la realtà, cruda e semplice, è che molti turisti, schiacciati dall’inflazione, hanno semplicemente rinunciato o ridotto la durata dei soggiorni.
Sulle spiagge, intanto, la situazione non è migliore: i weekend registrano ancora un discreto afflusso, ma durante la settimana gli stabilimenti sembrano città fantasma. Una dinamica che si ripete ormai da anni, alimentando un circolo vizioso tra chi chiede prezzi più accessibili e chi sostiene di non poterli offrire. Senza contare che, in alcune località, il fenomeno del “mordi e fuggi” – turisti che arrivano per poche ore, spesso senza spendere – ha sostituito il tradizionale soggiorno prolungato.




