Sicilia, tra lusso e tradizione: il mare diventa un privilegio?
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Redazione Interno
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La Sicilia, con i suoi millecinquecento chilometri di costa, è da sempre il cuore pulsante del turismo balneare italiano. Ma nell’estate del 2025, il “caro ombrellone” e l’ascesa del turismo di lusso stanno trasformando l’accesso al mare in un privilegio per pochi, mentre le spiagge libere si affollano oltre ogni limite. A Taormina, dove il glamour sfida ogni record, una suite in un hotel di fascia alta può sfiorare i 65mila euro a settimana, secondo un’indagine del Codacons. Una cifra che, se da un lato attira una clientela internazionale, dall’altro allontana sempre più famiglie e turisti con budget più contenuti.
Non è solo questione di resort esclusivi: anche gli stabilimenti balneari tradizionali hanno alzato i prezzi, provocando un calo generalizzato delle prenotazioni. I gestori, pur ammettendo la flessione, difendono le tariffe citando i rincari di gestione e la necessità di offrire servizi sempre più curati. Ma la satira sui social, con video virali che ironizzano su ombrelloni a “70 euro al giorno”, riflette un malcontento diffuso. Persino personaggi come Alessandro Gassmann hanno preso posizione, accusando i lidi di “prezzi fuori controllo” e di rischiare un’estate di spiagge semideserte.
Intanto, il traffico sulle strade siciliane – come nel resto d’Italia – segna numeri da esodo, con oltre 12 milioni di spostamenti previsti secondo l’Anas. Eppure, non tutti quelli che partono trovano posto sotto l’ombrellone: molti, scoraggiati dai costi, optano per alternative low-cost o rinunciano del tutto. Il risultato è un paradosso: code interminabili verso le località turistiche, ma file di lettini vuoti negli stabilimenti, mentre le spiagge pubbliche diventano meta di chi non può o non vuole pagare cifre esorbitanti.




