Spiagge italiane sempre più care, tra aumenti record e proteste: la classifica dei lidi più costosi
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Redazione Interno
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L’estate 2025 conferma una tendenza che ormai sembra inarrestabile: il mare, per molti italiani, sta diventando un lusso sempre più inaccessibile. I prezzi di ombrelloni e lettini continuano a salire, con aumenti che toccano picchi del 6% a livello nazionale ma che, in alcune località, sfiorano cifre da capogiro. Se in Campania la tariffa media si attesta intorno agli 86 euro al giorno, ad Alassio si arriva a 340 euro, mentre il Twiga Beach Club in Versilia – con i suoi 1.500 euro giornalieri – si conferma come uno dei templi del lusso balneare.
Un’indagine condotta da Altroconsumo ha analizzato i costi degli stabilimenti in dieci località italiane, rivelando che, negli ultimi quattro anni, la spesa media per una settimana di relax in spiaggia è cresciuta del 17%, passando da 182 euro nel 2021 agli attuali 212. I dati, raccolti contattando in forma anonima 213 lidi, si riferiscono alla settimana dal 3 al 9 agosto e includono ombrellone e due sdraio o lettini.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Salvo Sottile, attraverso i suoi canali social, ha denunciato senza mezzi termini una situazione ormai insostenibile: «Lidi deserti e ombrelloni chiusi, e davvero vi stupite se trattate le persone come polli da spennare?». Una posizione condivisa da Alessandro Gassmann, che già nelle scorse settimane aveva criticato l’eccessivo caro-prezzi degli stabilimenti, esortando i gestori a rivedere le tariffe per evitare un ulteriore calo di presenze.
Anche in Romagna, dove il turismo balneare è da sempre un pilastro dell’economia locale, si registrano segnali di crisi. Mirko Casadei, erede di una delle dinastie musicali più legate alla riviera, ha osservato un cambiamento nel comportamento dei vacanzieri: «Dopo il Covid c’era il tutto esaurito. Ora la bolla si è un po’ sgonfiata, e il calo c’è. Ma non è solo questione di numeri: noto un turismo meno divertito, più dimesso». Le cause, secondo lui, sono chiare: «La pressione economica sulle famiglie impone di fare meglio i conti. Ci si sposta meno, si spende con più cautela».




