Spiagge vuote nell'estate 2025: tra prezzi alle stelle e polemiche

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre l’estate 2025 entra nel vivo, le città di mare italiane fanno i conti con un calo preoccupante delle presenze, che ha scatenato un acceso dibattito tra gestori degli stabilimenti balneari e consumatori. I dati parlano chiaro: in molte località, soprattutto in Campania, si registra un crollo fino al 15% rispetto agli anni precedenti, con lidi semideserti anche nelle ore centrali della giornata. Sui social, l’hashtag #SpiaggeVuote raccoglie immagini di ombrelloni chiusi e file interminabili di lettini inutilizzati, diventando il simbolo di una stagione che, per molti, si sta rivelando un flop.

A fronte di queste cifre, però, le spiegazioni divergono. Da un lato, i balneari attribuiscono il fenomeno a un generale calo del turismo, sostenendo che le presenze si concentrano ormai solo nei weekend e che i consumi – dai cocktail ai pasti – sono drasticamente ridotti. Dall’altro, il Codacons ribatte che il vero problema sono i rincari, con tariffe schizzate in alto del 32,7% dal 2019, trasformando una giornata in spiaggia in un lusso sempre meno accessibile. «Lacrime di coccodrillo», li accusa l’associazione, sottolineando come molte famiglie abbiano ormai rinunciato ai lidi a pagamento, preferendo alternative più economiche o addirittura rimanendo a casa.

Non mancano, poi, casi estremi: alcune località balneari, grazie alla loro popolarità o all’offerta turistica esclusiva, hanno raggiunto prezzi talmente elevati da essere definite, non senza polemiche, «le più care d’Italia». Un trend che, se da un lato riflette la volontà di capitalizzare su un’immagine di élite, dall’altro rischia di allontanare proprio quei turisti che, in passato, garantivano affluenza costante.

La situazione, insomma, è diventata un circolo vizioso: meno clienti significano meno incassi, ma l’aumento dei costi – che molti gestori giustificano con i rincari di energia e manodopera – finisce per alimentare ulteriormente la fuga verso altre soluzioni. Senza contare che, come dimostrano le statistiche, il crollo non è uniforme: ci sono spiagge che resistono e altre, soprattutto quelle meno attrezzate o più lontane dai grandi flussi turistici, che pagano il prezzo più alto.

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