Spiagge vuote e città d’arte piene: il nodo è il portafoglio, non il turismo
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Redazione Interno
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Mentre il governo si affanna a ribadire che il settore turistico gode di ottima salute, le immagini dei lidi semideserti in piena stagione estiva raccontano una storia diversa. Non è il turismo a essere in crisi, d’altronde, ma il potere d’acquisto degli italiani, sempre più schiacciato tra inflazione e stipendi fermi. Se le città d’arte registrano numeri record, grazie soprattutto ai visitatori stranieri, le famiglie locali rinunciano alle tradizionali settimane al mare, costrette a contare ogni euro.
La polemica, inevitabile, ha preso forma nelle ultime ore attraverso un duro scambio tra la premier Giorgia Meloni e l’opposizione. Elly Schlein, segretaria del Pd, ha bollato come “insostenibile” la situazione di un “ceto medio impoverito”, mentre Giuseppe Conte ha parlato di “disattenzione cronica” verso le fasce più vulnerabili. La replica di Meloni non si è fatta attendere: “Vergognoso che si diffondano fake news per colpire il governo”, ha dichiarato, accusando la sinistra di danneggiare deliberatamente l’immagine del Paese.
Le cifre, però, sembrano dare ragione alle critiche. Sebbene gli arrivi complessivi siano in crescita, trainati dai flussi internazionali, la domanda interna segna un calo netto, soprattutto nelle località balneari meno blasonate. I gestori dei lidi, alcuni vicini all’esecutivo, ammettono sottovoce che le prenotazioni hanno subito un crollo, attribuendolo ai prezzi troppo alti per chi deve fare i conti con bollette e mutui.




