Sicilia express, Ficarra e Picone sulla rotta Milano-Catania con Netflix

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   "Abbiamo fatto di tutto per dividerla, ora la uniamo?" chiede, in una fittizia diretta televisiva, il Presidente del Consiglio interpretato da Max Tortora. È la battaglia che apre "Sicilia Express", la nuova miniserie Netflix di Ficarra e Picone disponibile dal 5 dicembre, una scena che, per dichiarazione d'intenti, supera volutamente la comicità basata sul contrasto geografico per puntare i riflettori su un'Italia che, nelle opportunità concrete, paritaria ancora non è. Il duo, dopo il successo di "Incastrati", torna infatti alla serialità in piattaforma scrivendo, dirigendo e interpretando una storia in cinque episodi che ha per protagonisti Salvo e Valentino, due infermieri siciliani la cui esistenza è costantemente in bilico tra il lavoro al Nord e gli affetti radicati al Sud.

La fatica dello sradicamento nelle vite sospese

La trama, ambientata nel 2025, segue le loro vite divise tra Milano e Catania, evidenziando senza semplicismi le discrepanze che segnano la penisola, a cominciare dai servizi sanitari, dalla rete dei trasporti e persino dalla distribuzione dell'acqua, in una rappresentazione che va ben oltre la battuta facile per addentrarsi nelle difficoltà materiali di chi vive questa doppia appartenenza. La scelta del periodo prenatalizio per la pubblicazione non è casuale, poiché accentua diegeticamente il tema degli spostamenti e della nostalgia, mentre la struttura in episodi da circa trenta minuti ciascuno garantisce un ritmo narrativo serrato.

Il ritorno di un affiatato cast

Accanto ai due autori, ritroviamo Barbara Tabita, che a diciotto anni di distanza da "Il 7 e l'8" torna a recitare con la coppia nel ruolo di Maria Teresa, moglie di Valentino, personaggio che attende ogni sera il marito per cena affrontando a sua volta le sfide di una relazione a distanza. Il suo ritorno segna una continuità affettiva con il passato cinematografico del duo, arricchendo la trama di sfumature familiari e domestiche. La serie, evitando di scivolare nella caricatura, utilizza il registro comico per sollevare questioni strutturali, mostrando come gli stereotipi si alimentino proprio di quelle differenze di sistema che una classe dirigente, spesso intenta a parlare per slogan, non ha reale interesse a colmare.

Una commedia che riflette sulle infrastrutture mancanti

La narrazione si sviluppa quindi sul filo di una condizione esistenziale fatta di pendolarismo estremo, dove l'idea stessa del Ponte sullo Stretto viene surclassata dalla necessità di un teletrasporto, un'iperbole comica che sottolinea l'assurdità di certi divari nella modernità. Ficarra e Picone costruiscono un racconto che, pur nella sua leggerezza, non nasconde la fatica degli spostamenti nell'Isola e la complessità di conciliare due mondi agli antipodi, offrendo uno sguardo aggiornato e per molti versi inedito su una questione nazionale sempre attuale, ma qui trattata con la profondità di chi osserva la realtà dal basso, attraverso le vite comuni di chi quel divario lo vive sulla propria pelle ogni giorno.

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