Femminicidio Giulia Tramontano: un delitto premeditato per sei mesi
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Redazione Interno
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Il femminicidio di Giulia Tramontano, uccisa a soli 29 anni mentre era incinta al settimo mese, continua a svelare dettagli agghiaccianti che confermano una fredda e lunga premeditazione. Alessandro Impagnatiello, il compagno della vittima, condannato all’ergastolo lo scorso novembre dalla Corte di assise di Milano, avrebbe pianificato l’omicidio per almeno sei mesi, come emerge dalle motivazioni della sentenza depositate dai giudici. Un quadro che, già di per sé atroce, assume contorni ancora più macabri alla luce delle rivelazioni che descrivono un crimine programmato “in ogni dettaglio”.
Secondo quanto riportato nelle 180 pagine delle motivazioni, redatte dal presidente Antonella Bertoja, Impagnatiello avrebbe iniziato a “accarezzare l’idea di sbarazzarsi” di Giulia già dal dicembre 2022, quando la donna aveva comunicato di aspettare un figlio. Una notizia che, anziché essere un momento di gioia, sembra aver innescato nel trentunenne barman un piano omicida che si è concretizzato il 27 maggio 2023, nella loro abitazione a Senago. Quel giorno, Giulia, oltre a perdere la vita, ha visto spezzarsi anche il futuro del piccolo Thiago, il bambino che portava in grembo e che sarebbe nato di lì a poco.
La sentenza, che ha riconosciuto Impagnatiello colpevole di omicidio pluriaggravato, sottolinea come l’uomo abbia agito con una lucidità spaventosa, orchestrando ogni passaggio del delitto. Non si tratta, quindi, di un gesto dettato da un raptus, ma di un atto pianificato con metodo, quasi chirurgico nella sua esecuzione. I giudici hanno evidenziato come l’assassino abbia mantenuto un comportamento apparentemente normale nei mesi precedenti, celando le sue intenzioni dietro una facciata di routine quotidiana, mentre covava dentro di sé un progetto di morte.
Le indagini, supportate da prove schiaccianti, hanno permesso di ricostruire una timeline precisa degli eventi, confermando che l’omicidio non è stato frutto di un momento di follia, ma il culmine di una strategia elaborata nel tempo. Un aspetto, questo, che ha contribuito a rendere il caso ancora più sconvolgente, alimentando l’indignazione pubblica e sollevando interrogativi sulle dinamiche di violenza domestica, spesso sottovalutate fino a quando non è troppo tardi.
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