L’attività eruttiva dell’Etna

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La mole dell'Etna, che da giorni mostra i segni di un'inquietudine profonda, ha ripreso a esprimere la sua forza con una violenza improvvisa nel pomeriggio di ieri, dopo una pausa che era seguita a una prima ripresa. Secondo quanto documentato con precisione dall'Osservatorio etneo dell'Ingv, l’incremento del tremore vulcanico è stato repentino, trasformandosi in un’intensa attività stromboliana che, dal cratere di Nord-Est, ha prodotto fontane di lava altissime, le cui vette hanno toccato i trecento, persino i quattrocento metri d'altezza. Una colonna eruttiva, carica di materiale piroclastico e cenere, si è sollevata per diversi chilometri sopra la sommità del vulcano, disegnando un pennacchio scuro contro il cielo, mentre le condizioni meteorologiche, finalmente migliorate, hanno consentito agli scienziati di osservare in tutta la sua pienezza il teatro di un evento naturale tanto maestoso quanto potenzialmente pericoloso.

La sequenza esplosiva della serata

Proprio in serata, alle 18:48, si è innescata una nuova e più intensa fase parossistica, caratterizzata da una serie di forti esplosioni, le quali hanno scagliato frammenti di roccia incandescente e materiale piroclastico di grosse dimensioni non soltanto sul cono craterico ma anche ben oltre la sua base, in un raggio d’azione considerevole. L’episodio, che ha riempito l’aria di boati e di un crepitio continuo, rappresenta il culmine, almeno per il momento, di un periodo di crescente agitazione del gigante siciliano. Adesso l’attività, seppur ridotta a sporadiche esplosioni stromboliane – alcune delle quali ancora di notevole potenza – permane concentrata nello stesso cratere, a testimonianza di un sistema vulcanico che continua a scaricare energia dal suo interno.

L’allerta della Protezione Civile e il nodo aeroportuale

Di fronte a questo innalzamento dei parametri monitorati, che includono appunto il tremore vulcanico, le emissioni laviche e l’attività esplosiva, la Protezione Civile ha fatto scattare l’allerta gialla, dichiarando la fase operativa di preallerta. Una decisione, questa, che si inserisce in un contesto particolare, visto che il fenomeno eruttivo coincide con uno dei periodi di maggior traffico aereo dell'anno, mettendo in apprensione per le possibili ripercussioni sulla regolare operatività dello scalo di Fontanarossa, l'aeroporto di Catania. La struttura, come accade in simili circostanze, è diventata un osservato speciale, poiché la colonna di cenere e particelle, trasportata dai venti, può rappresentare un grave rischio per la sicurezza del volo, costringendo spesso a dirottamenti o cancellazioni.

Il monitoraggio costante dell’Ingv

L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, attraverso il suo osservatorio dedicato, mantiene un presidio costante, analizzando ogni minimo segnale che proviene dalla montagna. Il miglioramento del tempo, peraltro, è stato un fattore cruciale, poiché ha permesso non solo una visione diretta e completa degli eventi in corso, ma anche una raccolta di dati visivi più chiari e definitivi. Il lavoro degli esperti, del resto, non si ferma mai, neppure quando l’occhio del vulcano sembra socchiudersi: la storia recente dell’Etna, infatti, è fatta di risvegli improvvisi e di quiete apparente, in un ciclo che gli scienziati cercano di decifrare per offrire alle autorità e alla popolazione tutti gli elementi necessari a valutare la situazione, senza inutili allarmismi ma con la dovuta attenzione.

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