L’anticiclone non molla, picchi di 30 gradi fino a domenica: poi la sabbia del deserto spazzerà via il caldo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il cuneo dell’alta pressione, quella stessa struttura di origine nordafricana che ha regalato un sapore estivo alle festività pasquali, mostra una resistenza insospettabile. Lontano dall’attenuarsi, questo baluardo subtropicale continuerà a dominare la scena meteorologica italiana almeno fino alla giornata di domenica 12 aprile, regalando un prolungamento anomalo di questo tepore che molti, ormai, avevano già archiviato come una breve parentesi. Le stime più recenti, elaborate dai modelli previsionali, indicano che durante il picco di venerdì 10 e sabato 11, le colonnine di mercurio potranno sfiorare o addirittura lambire localmente la soglia dei 30 gradi; un valore, questo, che non solo si discosta pesantemente dalle medie del periodo, ma che restituisce un quadro atmosferico decisamente fuori fase per l’inizio di aprile.
L’effetto favonico e l’ultima vampata prima del cedimento
Se giovedì 9 rappresenta ancora una sorta di spartiacque, con un clima stabile ma senza particolari eccessi, il vero balzo termico è atteso nella seconda parte di venerdì e in particolare sabato 11. Sarà in queste ore, spiega la dinamica atmosferica, che assisteremo all’“ultima vampata” di questo spropositato anticiclone. Al Nord, e in particolare sulle pianure, si farà sentire un lieve effetto favonico, una circolazione tipica che, scaricando aria riscaldata oltre i rilievi, potrebbe far schizzare i termometri localmente anche oltre i 26-27 gradi previsti. Eppure, come spesso accade nelle dinamiche primaverili, proprio l’intensità di questa fase precede il suo rapido declino: l’aria calda e pesante, infatti, è destinata a cozzare presto contro una massa d’aria più fredda e instabile in arrivo dai Balcani, gettando i semi per un prossimo e deciso cambio di scenario.
Polvere sahariana e nubi in arrivo, il preludio del cambiamento
Nonostante l’afa surreale di questi giorni, i primi segnali di cedimento – benché non riguardino ancora le temperature – saranno visibili già nel colore del cielo. Tra venerdì e sabato, infatti, un intenso flusso di correnti meridionali trasporterà una massiccia quantità di polvere sottile (limo o silt, per essere precisi) direttamente dal deserto del Sahara. Questo pulviscolo, che tinge l’atmosfera di una tinta lattiginosa e lattiginosa, rappresenta il classico “preludio” visivo a un peggioramento; un avvertimento ottico che segnala l’imminente arrivo di una perturbazione atlantica destinata a spazzare via la bolla di calore. Le nubi, inizialmente alte e sottili, si addenseranno progressivamente a partire dal Nord-Ovest, mentre la sabbia in sospensione, specialmente al Centro-Sud, renderà le prime gocce di pioggia – attese tra la serata di domenica e lunedì – un fenomeno piuttosto raro e fastidioso, quello delle cosiddette “piogge fangose”.
La svolta di domenica, tra nubifragi e ritorno alla normalità stagionale
Dunque, il destino di questa parentesi estiva è segnato dal calendario: domenica 12 aprile. In quella giornata, l’equilibrio instabile che regge questa bolla di calore verrà meno. Se al mattino si potranno registrare ancora punte elevate al Sud e sulle Isole Maggiori, sarà nel corso del pomeriggio-sera che l’aria fresca di origine atlantica, convergendo con l’umidità residua, innescherà un peggioramento deciso a partire dalle regioni del Nord-Ovest, per poi estendersi rapidamente al resto del versante tirrenico. L’anticiclone verrà definitivamente rimosso, spazzato via da un sistema perturbato che riporterà le condizioni meteo sui binari tipicamente aprilini: piogge, locali temporali e, l’effetto più atteso, un drastico crollo delle temperature. Se oggi si cercano riparo per schivare i 28 gradi, dall’inizio della prossima settimana si tornerà a parlare di massime non superiori ai 17-18 gradi, regalando finalmente un po’ di sollievo dopo giorni di afa fuori stagione.




