Mercedes e l’ala anteriore bifase: la Fia accende i riflettori a Suzuka

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Neanche il tempo di riporre il fascicolo sul rapporto di compressione, che la Mercedes si ritrova già al centro di un nuovo caso tecnico. Il mondo della Formula 1, in verità, non si ferma mai: mentre le monoposto si preparano ad affrontare il tracciato di Suzuka, è un altro componente della W17 a finire sotto la lente d’ingrandimento degli avversari e, soprattutto, della Federazione. L’oggetto del contendere, questa volta, non risiede nel cuore pulsante della power unit, ma in un elemento aerodinamico tanto sottile quanto strategico: l’ala anteriore.

L’attenzione si è concentrata sulla sua capacità di modificare l’assetto in due fasi distinte, una soluzione che, a detta dei rivali, celerebbe un vantaggio illecito in frenata. L’ala, insomma, non si limiterebbe a svolgere la sua funzione primaria, ma potrebbe garantire una stabilità superiore in staccata, un elemento, quest’ultimo, che su una pista come quella giapponese assume un’importanza quasi decisiva. La Fia, già sollecitata da alcune scuderie attraverso le consuete richieste di chiarimento, ha fatto sapere che nel corso del fine settimana nipponico intensificherà i controlli, decidendo di guardare molto da vicino il comportamento della W17 in pista.

L’aerodinamica attiva e l’incognita della chiusura rapida

Se il dibattito sull’ala anteriore infiamma le discussioni tecniche, non è certamente l’unico elemento aerodinamico destinato a essere scrutato con attenzione sul circuito di Suzuka. Il tema della mobilità dei profili, infatti, resta centrale in questa prima parte di stagione, e a tenere banco non è soltanto quanto accade davanti al musetto. L’attenzione degli ingegneri, in particolar modo, è catalizzata dal cosiddetto *Corner Mode* del flap posteriore, un ritorno a quella filosofia di gestione attiva del carico che aveva già acceso i riflettori nelle settimane precedenti.

Le caratteristiche del tracciato giapponese rendono questo aspetto particolarmente delicato. Suzuka, con la sua sequenza di curve ad alta velocità – si pensi all’inserimento in curva 1 o alla celebre 130R – impone una gestione meticolosa dei flussi aerodinamici. L’efficacia del sistema, in questa specifica configurazione, dipende non tanto dalla capacità di ridurre la resistenza all’avanzamento quanto dalla rapidità con cui il profilo posteriore riesce a tornare nella sua configurazione standard. Una chiusura lenta, infatti, ritarderebbe la ricostruzione di un flusso stabile sul retrotreno, privando la vettura del carico necessario per sostenere le sollecitazioni laterali tipiche di questi passaggi. Ecco perché il lavoro della Mercedes, in particolare, sarà osservato con attenzione: la scuderia tedesca, già finita al centro di precedenti accertamenti, dovrà dimostrare che le tempistiche di attuazione dei suoi dispositivi rientrano pienamente nei parametri previsti dal regolamento.

Ombre sulla W17: il precedente e i nuovi accertamenti

La situazione per la Mercedes assume i contorni di un déjà-vu, e non potrebbe essere altrimenti considerando la frequenza con cui, in questa fase, i suoi concetti tecnici vengono passati al setaccio. La vicenda legata al rapporto di compressione del motore, ancora in attesa di sviluppi formali che si attendono entro il prossimo mese di giugno, non si è ancora definitivamente chiusa, eppure la casa di Brackley si trova già a dover rispondere a un nuovo fronte di contestazione. A rendere pubblici i sospetti, secondo le procedure, sarebbero stati i disegni della soluzione tecnica resi noti dopo il Gran Premio della Cina; un passaggio obbligato che ha permesso alla Fia e alle squadre concorrenti di analizzare nel dettaglio l’architettura dell’ala anteriore.

La peculiarità della soluzione Mercedes, quella che ha insospettito maggiormente i rivali, risiederebbe nella capacità del profilo di chiudersi attraverso un meccanismo a due stadi. In un contesto dove ogni millimetro di deformazione e ogni frazione di secondo nelle tempistiche di attivazione vengono misurati con precisione assoluta, un sistema del genere potrebbe offrire margini di manovra non indifferenti in fase di frenata. L’obiettivo dei controlli annunciati dalla Fia sarà proprio quello di verificare la conformità di questo meccanismo, accertandosi che il comportamento in pista rispecchi fedelmente quanto dichiarato nei documenti tecnici e che non vi siano elementi atti a eludere la rigidità strutturale imposta dalle normative.

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