Belluno, l’autista di bus fa scendere un undicenne sotto la neve per un biglietto non valido

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procedura, la regola da applicare, è diventata improvvisamente più importante di un bambino che, con il suo zaino, cercava semplicemente di tornare a casa al termine delle lezioni. È accaduto sulla linea che collega Calalzo a Cortina, un tracciato di montagna che in queste settimane è battuto dal gelo e dalla neve, dove l’autista di un mezzo di DolomitiBus ha costretto alla discesa un undicenne, il piccolo Riccardo, perché il Titolo di viaggio in suo possesso – regolarmente acquistato – non copriva, a quanto sembra, l’esatta tariffa per quel tratto. Una discrepanza, insomma, che ha trasformato un normale pomeriggio da studente in un’esperienza di paura e solitudine, con il minore lasciato al freddo mentre il bus ripartiva, senza apparentemente cercare soluzioni alternative o contattare chi avrebbe potuto assumersi la responsabilità del caso.

Sei chilometri a piedi nel gelo dell’imbrunire

Quello che è seguito, dopo che le porte del mezzo si sono chiuse, è un cammino di oltre sei chilometri attraverso le strade innevate del Cadore, un percorso affrontato dal ragazzino con indosso gli indumenti non certo da escursionista e con lo zaino scolastico sulle spalle. Il bambino, che frequenta la scuola a San Vito di Cadore e risiede con la famiglia a Vodo, ha dovuto marciare da solo nell’ora che precedeva il buio, con temperature basse e condizioni del manto stradale che, come noto in zona, possono farsi rapidamente insidiose. «Non sentivo più le gambe», ha raccontato in seguito il piccolo, una frase che da sola descrive la fatica fisica e lo stato di shock patiti in quella lunga e involontaria traversata, durante la quale, per sua fortuna, non ha incappato in malori più seri o in incidenti.

La denuncia e l’indagine per abbandono di minore

La madre, Sole Vatalaro, ha descritto al Tg1 lo stato del figlio al rientro a casa: «Tremava, aveva le lacrime ed era debole», un quadro che ha spinto la famiglia a sporgere denuncia, atto che ha avuto come immediata conseguenza l’apertura di un’indagine da parte della procura di Belluno. Gli inquirenti stanno esaminando la dinamica sotto il profilo del reato di abbandono di minore, cercando di accertare le precise responsabilità dell’autista e, verosimilmente, della società di trasporto per cui lavora, chiamata a rispondere di quanto accaduto a uno dei propri passeggeri, per di più in tenera età. La società DolomitiBus, dal canto suo, ha sospeso cautelativamente dalla mansione il dipendente coinvolto, in attesa che i fatti vengano chiariti nelle loro effettive circostanze.

Il trauma e la sfiducia del bambino

Al di là delle necessarie verifiche giudiziarie e degli eventuali provvedimenti disciplinari, resta l’impatto psicologico su chi ha vissuto in prima persona l’episodio. Il ragazzino, secondo quanto riferito, avrebbe espresso con fermezza la sua paura, dichiarando di non voler più salire su quell’autobus e chiedendo addirittura la restituzione dei biglietti acquistati in precedenza dalla famiglia, quasi a voler recidere del tutto un legame diventato improvvisamente pericoloso. Una reazione che testimonia quanto profonda sia stata la ferita, generata non da un banale disguido, ma dalla percezione di essere stato abbandonato in una situazione di vulnerabilità, per una questione burocratica che poteva essere risolta in modi ben diversi, come spesso accade in simili frangenti, specialmente quando si tratta di minori.

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