Belluno, l’autista lascia a piedi sotto la neve un 11enne senza biglietto. La procura indaga
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Redazione Interno
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Il gelo, in quei chilometri di statale 51 percorsi a piedi con la neve che scendeva fitta, è diventato il simbolo di una freddezza altrettanto tagliente. Mentre le temperature scendevano sotto lo zero, un bambino di undici anni, di ritorno da scuola, si è visto costretto a camminare per oltre sei chilometri dopo essere stato fatto scendere dall’autobus di linea sulla tratta che da Calalzo porta verso Cortina. La motivazione, stando a quanto emerso e che ha spinto la famiglia a presentare querela, risiedeva nella mancanza di un Titolo di viaggio specifico, il nuovo biglietto da dieci euro istituito per le esigenze collegate alle Olimpiadi. Un episodio che, al di là delle responsabilità individuali ancora da accertare, solleva interrogativi stringenti sui protocolli da seguire in situazioni simili, quando a trovarsi in difficoltà è un minore, solo e in condizioni climatiche proibitive.
La ricostruzione dei fatti e l’avvio delle indagini
L’accaduto, come riportato da diverse fonti di cronaca locale, si sarebbe consumato nel tardo pomeriggio di martedì 27 gennaio, lungo una strada montana battuta dal maltempo. Il ragazzino, che frequentava regolarmente quel servizio di trasporto, non avrebbe esibito il biglietto valido per quella specifica corsa, elemento che ha portato l’autista a chiedergli di scendere dal mezzo. Da lì, il lungo e faticoso rientro a casa, una marcia di sei chilometri durante la quale la neve ha continuato a cadere, imbiancando tutto ma anche rendendo il percorso ancor più disagiato. La madre, Maria Sole Vatalaro, descrivendo le condizioni del figlio al rientro, ha parlato di un bambino “veramente molto molto infreddolito”, con i pantaloni bagnati fino alle cosce, le labbra blu e scosso dai brividi, una testimonianza che ha contribuito a dare la dimensione umana di un’esperienza definita “brutta”.
Le reazioni istituzionali e le prime misure
Di fronte alla gravità della vicenda, la Procura di Belluno ha prontamente aperto un fascicolo per fare piena luce sulla dinamica, valutando se nel comportamento tenuto possano configurarsi profili di responsabilità penale. Parallelamente, l’azienda di trasporto ha disposto in via cautelare la sospensione dall’esercizio del servizio per l’autista coinvolto, una misura atta a consentire lo svolgimento sereno delle indagini. Anche dalle istituzioni locali sono arrivate prese di posizione nette, come quella del governatore Stefani, il quale ha espresso una ferma condanna per quanto accaduto, sottolineandone la gravità e la necessità di chiarezza, mentre il presidente della provincia ha manifestato “profondo dispiacere”.
Le implicazioni di un caso che va oltre la cronaca
Al di là degli sviluppi giudiziari, che dovranno stabilire con precisione le circostanze e le eventuali colpe, l’episodio ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica un tema delicato, quello del rapporto tra regolamenti e buon senso, tra applicazione delle norme e dovere di protezione, specialmente quando di mezzo ci sono dei bambini. La vicenda del piccolo studente bellunese, costretto a una camminata estenuante nel gelo invernale, riapre un dibattito mai sopito sui margini di discrezionalità e sulla formazione necessaria per chi opera in servizi pubblici a contatto con le fasce più vulnerabili della popolazione, un dibattito che si spera possa condurre a linee guida più chiare e condivise.




