L'autista lascia a piedi un undicenne sotto la neve per un biglietto: la famiglia querela

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un autista di autobus ha costretto un bambino di undici anni a scendere dal mezzo di linea, lasciandolo solo su una strada innevata, perché in possesso di un Titolo di viaggio non valido. L’episodio, che risale a una giornata di fine gennaio, si è consumato nel bellunese, precisamente all’uscita da una scuola media di San Vito di Cadore, quando il minore – come riferito dalla sua famiglia – avrebbe tentato di rientrare a casa a Vodo di Cadore utilizzando un carnet di biglietti che, a sua insaputa, non era più valido a causa del temporaneo rincaro delle tariffe legato allo svolgimento delle Olimpiadi e Paraolimpiadi Milano Cortina 2026.

Sei chilometri a piedi con il gelo

Controllato dal conducente, al quale non sarebbe bastata la spiegazione del ragazzino, questi è stato fatto scendere dal bus. Si è trovato così a dover affrontare, con il sole ormai tramontato, un percorso di sei chilometri a piedi attraverso strade di montagna, con temperature sotto lo zero e in condizioni di nevicata. Il bambino, stando al racconto dei parenti, è giunto a casa in uno stato di evidente prostrazione fisica, mostrando i segni di un principio di ipotermia e ammalandosi nei giorni successivi a causa del freddo patito. “È arrivato a casa stremato”, ha dichiarato una componente della famiglia, sottolineando come il minore “sta ancora male” per le conseguenze dell’accaduto.

La decisione della famiglia di sporgere querela

La reazione dei familiari, dopo lo sconcerto e la preoccupazione, è stata quella di affidare la vicenda alla magistratura. La nonna del piccolo, in particolare, ha espresso tutta la sua indignazione per un gesto considerato gravemente irresponsabile, soprattutto considerando l’età del passeggero e le avverse condizioni meteorologiche. La famiglia ha quindi formalmente presentato una querela, affinché le competenti autorità giudiziarie, a partire dalla procura di Belluno, possano accertare ogni dinamica e responsabilità. La vicenda solleva, del resto, interrogativi non marginali circa i protocolli di comportamento che gli autisti dovrebbero seguire in casi simili, specialmente quando a essere coinvolti sono dei minori.

Il contesto delle tariffe olimpiche

Sullo sfondo della disavventura del bambino resta il nodo dell’informazione circa l’aumento dei costi dei trasporti in concomitanza con i grandi eventi sportivi. Il biglietto ordinario, infatti, sarebbe passato da due euro e cinquanta a dieci euro per il periodo delle competizioni olimpiche, una modifica tariffaria della quale il minore – secondo quanto sostenuto dai suoi cari – non era a conoscenza e che lo ha posto in una situazione di difficoltà. L’episodio, al di là degli sviluppi legali che seguiranno, mette in luce le conseguenze pratiche, a volte pesanti, di decisioni amministrative che possono creare disagi inattesi, specialmente nelle comunità di montagna dove il servizio di trasporto pubblico rappresenta spesso un’ancora di salvezza.

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