Trump evita Netanyahu e incontra Mamdani
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Redazione Esteri
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A New York, a margine dei lavori della 81esima Assemblea generale delle Nazioni Unite, si è consumato un nuovo capitolo delle turbolente relazioni tra il presidente degli Stati Uniti e il primo ministro israeliano. Donald Trump non incontrerà Benjamin Netanyahu durante la sua permanenza in città, una decisione che ha alimentato speculazioni su un raffreddamento dei rapporti, mentre il sindaco Zohran Mamdani ha consolidato la sua posizione critica verso il premier israeliano.
Un vertice mancato per motivi di agenda
Fonti dell'amministrazione americana hanno chiarito che l'incontro tra i due leader non figura nel programma presidenziale a causa di una serie di vincoli logistici e di un'agenda particolarmente densa. Secondo quanto riportato da funzionari citati dalla stampa internazionale, la presenza di Netanyahu a New York sarà eccezionalmente breve: il premier israeliano dovrebbe arrivare in città solo poche ore prima del suo intervento all'Assemblea e ripartire immediatamente dopo, anche per far ritorno in Israele in vista delle imminenti elezioni legislative.
La mancata convocazione del bilaterale, tradizionalmente un appuntamento fisso per i leader israeliani in visita negli Stati Uniti, ha spinto alcuni osservatori a leggere nella decisione una volontà di prendere le distanze da parte della Casa Bianca in un momento di forte tensione politica.
Lo scontro con il sindaco di New York
Se Trump ha evitato l'incontro con Netanyahu, non ha invece mancato quello con il sindaco della Grande Mela. Zohran Mamdani, primo cittadino di origine musulmana eletto nel 2025, ha incontrato il presidente americano in un clima che è stato definito cordiale, ma che non ha affatto ammorbidito la sua posizione sul premier israeliano. Nel corso di un'intervista televisiva rilasciata alla CNN, il sindaco ha ribadito la sua convinzione che Netanyahu sia un «criminale di guerra» e l'«artefice di un orribile genocidio» ai danni del popolo palestinese.
Mamdani ha inoltre fatto esplicito riferimento al mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale, sostenendo che nessuno dovrebbe essere considerato al di sopra della legge. Ha comunque riconosciuto che, in qualità di sindaco, non ha l'autorità legale per procedere all'arresto di un capo di governo straniero, competenza che spetta al governo federale.
La replica del premier israeliano
La reazione di Benjamin Netanyahu non si è fatta attendere. In un breve video pubblicato sui suoi canali social, il primo ministro israeliano ha attaccato duramente il sindaco, accusandolo di sostenere i «mostri terroristi di Hamas» e di incitare alla rivolta contro la cittadinanza ebraica di New York. «Verrò all'Onu e dirò la verità sui nostri eroici soldati, smaschererò la verità su di te», ha dichiarato Netanyahu, promettendo di usare il palco delle Nazioni Unite per rispondere alle accuse.
Il riferimento è al discorso che il premier terrà giovedì, un intervento che, secondo quanto filtra dai media israeliani, sarà focalizzato principalmente sul conflitto con l'Iran e sulla cooperazione con gli Stati Uniti, in un momento in cui Netanyahu deve affrontare un'elezione interna particolarmente delicata.
Un quadro diplomatico complesso
La vicenda newyorkese si inserisce in un contesto internazionale già di per sé teso. L'Assemblea generale dell'Onu di quest'anno, presieduta dal rappresentante del Bangladesh, si svolge mentre il sistema multilaterale è sottoposto a forti pressioni e i conflitti regionali, primo fra tutti quello in Medio Oriente, continuano a dividere profondamente la scena politica globale.
La scelta di Trump di non vedere Netanyahu a margine del vertice rappresenta un'anomalia significativa rispetto alle precedenti amministrazioni, che avevano sempre garantito al premier israeliano un accesso diretto alla Casa Bianca durante le visite negli Stati Uniti. Nel frattempo, il raffreddamento dei rapporti personali non sembra aver intaccato la collaborazione strategica di fondo, ma la distanza fisica tra i due leader a New York resta un segnale politico di non poco conto.
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