Rivoli, furto di carte Pokemon e One Piece da 20mila euro: due denunce dopo l’annuncio online
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Redazione Interno
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L’hobby del collezionismo, un mondo fatto di passione e investimenti talvolta consistenti, può trasformarsi in un amaro boomerang quando entrano in gioco la disattenzione e la malafede altrui. Ne sa qualcosa un imprenditore di Rivoli, nel Torinese, il quale lo scorso 2 novembre aveva partecipato al Lucca Comics & Games, l’attesissimo raduno annuale che trasforma le mura lucchesi nella capitale indiscusa del fumetto e del merchandising a esso legato. Durante il viaggio di ritorno verso casa, con l’auto carica dei suoi acquisti, qualcuno ha approfittato di una sosta, o forse di un momento di distrazione, per forzare il veicolo e asportare uno zaino.
All’interno di quel borsone, però, non c’erano semplici ricordi o gadget di poco conto: c’erano decine e decine di carte da collezione, perlopiù delle serie Pokémon e One Piece, che per i non addetti ai lavori potrebbero sembrare semplici pezzi di cartoncino colorato. La realtà, invece, è ben diversa e fatta di tirature limitate, certificazioni di autenticità e, dulcis in fundo, numeri seriali che rendono ogni singola card un pezzo unico e tracciabile. Un tesoro, quello custodito nello zaino, che il proprietario aveva quantificato in un valore complessivo superiore ai ventimila euro, come ha subito riferito ai carabinieri della stazione di Alpignano, ai quali si era rivolto per sporgere denuncia.
L’autoindagine digitale e il ritrovamento in rete
Passano alcune settimane dal furto, e la speranza di rivedere la propria collezione, per il collezionista di Rivoli, sembra ormai affievolirsi. Poi, la svolta, arrivata grazie a un’attività che potremmo definire di “pattugliamento” virtuale. L’uomo, verosimilmente con la coda dell’occhio sempre puntata sui canali ufficiali e non del settore, si imbatte in un annuncio pubblicato all’interno di un gruppo social dedicato allo scambio e alla compravendita di carte manga. Le fotografie allegate al post ritraggono una serie di esemplari che, agli occhi del derubato, sembrano corrispondere perfettamente a quelli sottratti il 2 novembre. Una circostanza, questa, che gli ha fornito la prova che la sua refurtiva era finita sul mercato parallelo del collezionismo.
A questo punto, la sua segnalazione ai militari dell’Arma ha innescato la macchina investigativa vera e propria. I carabinieri, partendo dall’account del venditore, sono riusciti a risalire all’identità fisica della persona che si celava dietro quel profilo social. Un lavoro certosino, il loro, che ha permesso di individuare non uno, bensì due soggetti coinvolti nella vicenda: si tratta di un ventisettenne residente nella provincia di Biella e di un quarantaquattrenne della provincia di Torino, entrambi finiti nel mirino degli inquirenti. Ottenuta l’autorizzazione dalla Procura della Repubblica di Alessandria, i carabinieri hanno eseguito due perquisizioni domiciliari.
Il ruolo decisivo dei numeri seriali e le conseguenze legali
L’elemento chiave che ha permesso di chiudere il cerchio è stata la presenza, su molte delle carte da gioco, di numeri di serie e certificati di garanzia, una sorta di impronta digitale che le rende inequivocabilmente riconducibili al legittimo proprietario. I militari, una volta entrati nelle abitazioni dei due indagati, hanno potuto confrontare quei codici con quelli denunciati dal collezionista di Rivoli, ottenendo la conferma che gran parte della merce era proprio quella rubrata. Un recupero che ha permesso di restituire al derubato una fetta importante del suo investimento, sebbene non sia chiaro se l’intero bottino sia stato effettivamente ritrovato.
Al termine delle operazioni, per i due uomini è scattata la denuncia alla stessa autorità giudiziaria di Alessandria. L’accusa, per entrambi, è di ricettazione, un reato che configura la loro posizione non come autori materiali del furto, ma come coloro che, acquistando o detenendo le carte pur essendo a conoscenza della loro provenienza illecita, hanno di fatto contribuito a dare uno sbocco al mercato nero del collezionismo. La Procura, naturalmente, dovrà ora valutare le singole posizioni e approfondire il grado di coinvolgimento di ciascuno nella dinamica complessiva della vicenda, che rimane comunque circoscritta all’ambito delle indagini preliminari, dove vige la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva.




