Tragedia sull’A1, tre vite spezzate in uno schianto senza salto di corsia
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Redazione Interno
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Non c’è stato nessun attraversamento folle, nessuna manovra improvvisa da una carreggiata all’altra. Eppure, quel tratto dell’A1 tra Arezzo e Valdarno, percorsa da migliaia di veicoli ogni giorno, è diventato in pochi secondi il teatro di una strage. La dinamica, ricostruita dagli investigatori, è meno plateale di certe ipotesi iniziali, ma non per questo meno devastante: un Tir, che non ha frenato in tempo, ha travolto un’ambulanza, uccidendo i tre occupanti. Due erano operatori della Misericordia, il terzo un paziente in trasferimento.
La tragedia, avvenuta nella direzione di marcia verso nord, ha riacceso il dibattito sulla sicurezza autostradale e sul linguaggio usato per raccontare questi eventi. Parlare di "incidente" – come spesso si fa – rischia di suggerire una fatalità inesistente, quando invece, nella maggior parte dei casi, alla base ci sono errori umani, distrazioni o mancate precauzioni. Già pochi giorni fa, un’altra strage aveva sconvolto l’opinione pubblica: quattro morti, tra cui tre giovani, investiti da un’auto contromano guidata da un anziano probabilmente affaticato.
A Terranuova Bracciolini, il dolore si è materializzato in un lutto cittadino. La fiaccolata organizzata in memoria delle vittime – Gianni Trappolini, dipendente della Misericordia, Giulia Santoni, studentessa di infermieristica e volontaria, e Franco Lovari, il paziente trasportato – è stata un momento di raccoglimento, ma anche un’occasione per chiedere interventi concreti. «Più sicurezza sull’Autosole», hanno scandito in molti, mentre le autorità locali promettevano verifiche sulle condizioni della viabilità.




