Apple perde 400 miliardi in un giorno, la guidance delude. Amazon vola con il cloud
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Redazione Economia
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In una sola sessione di Borsa, Apple ha visto sfumare quasi 400 miliardi di dollari di capitalizzazione, un crollo che non si registrava dai primi giorni della pandemia, quando i mercati furono travolti dall'emergenza sanitaria. Il titolo è precipitato fino al 10%, per poi chiudere la giornata con un passivo comunque pesantissimo, intorno al 9%, e a nulla sono valsi i conti trimestrali che pure avevano superato le attese degli analisti.
La doccia gelida per gli investitori è arrivata dalla guidance per il trimestre in corso, che ha dipinto uno scenario di crescita più lento del previsto a causa di problemi di approvvigionamento che il ceo Tim Cook, alla sua ultima conferenza stampa prima del passaggio di consegne a John Ternus, ha definito "molto significativi". Sul fronte opposto, Amazon ha archiviato una giornata da record, con il titolo che ha guadagnato oltre il 13%, trainato dalla performance del suo braccio cloud, Amazon Web Services, che ha segnato il ritmo di crescita più rapido degli ultimi diciotto trimestri.
Numeri da record e una prospettiva che frena
Il terzo trimestre dell'esercizio fiscale di Apple si è chiuso con ricavi per 109,42 miliardi di dollari, in crescita del 16% rispetto all'anno precedente, e un utile netto salito a 29,79 miliardi. L'iPhone ha continuato a trainare il business, con vendite pari a 54,25 miliardi di dollari, in aumento del 21,7%, mentre il comparto servizi ha stabilito un nuovo record toccando quota 30,74 miliardi.
Tim Cook lo ha definito "il miglior trimestre di giugno nella storia di Apple", un risultato che testimonia la forza del marchio e la capacità di generare utili nonostante un contesto macroeconomico complesso. Eppure, il mercato ha guardato oltre, concentrandosi sulle parole spese dal management riguardo ai prossimi mesi. La previsione per il trimestre corrente parla di una crescita dei ricavi compresa tra il 9% e l'11%, al di sotto del 12% stimato dagli analisti, un dato che ha innescato le vendite.
A pesare, come spiegato da Cook, sono i "vincoli di fornitura" legati alla carenza di componenti, in particolare di memorie e chip avanzati, una crisi che ha messo in difficoltà persino la leggendaria macchina logistica di Cupertino.
La corsa all'intelligenza artificiale e il collo di bottiglia delle memorie
Il paradosso della situazione di Apple è che la sua sofferenza nasce, in larga parte, dal boom dell'intelligenza artificiale che sta travolgendo il settore tecnologico. La domanda crescente di memorie per alimentare i data center, spinta dagli investimenti colossali di colossi come Amazon, Google e Microsoft, ha creato una penuria di chip che sta facendo impennare i prezzi. Un mercato, quello della DRAM, dominato da soli tre fornitori – Micron, SK Hynix e Samsung – che hanno ora un potere contrattuale senza precedenti.
Cook ha ammesso che Apple è stata costretta ad aumentare i prezzi di Mac e iPad per compensare il rincaro dei componenti, e non è escluso che lo stesso possa accadere a breve per l'iPhone. La società ha cercato di attutire il colpo utilizzando le scorte accumulate, ma queste riserve si stanno esaurendo, e l'azienda si trova ora a dover fare i conti con una situazione inedita, che ha ribaltato le regole del gioco nella gestione della supply chain.
Il problema non è una carenza produttiva, ma una domanda molto più alta del previsto, e la capacità di calcolo per il 2027 è già stata in gran parte prenotata dai clienti.
Amazon cavalca l'onda del cloud e dell'IA
Mentre Apple arranca per garantire i componenti necessari ai suoi dispositivi, Amazon raccoglie i frutti della sua strategia basata sull'intelligenza artificiale. I risultati del secondo trimestre hanno superato le aspettative su tutti i fronti: ricavi a 200,6 miliardi, in crescita del 20%, e un utile operativo salito del 43% a 27,5 miliardi. Il motore di questa performance è stato ancora una volta AWS, con ricavi per 42,2 miliardi di dollari e un incremento del 37% su base annua, il più elevato dal 2021.
Il ceo Andy Jassy ha sottolineato che il business dell'IA e dei chip ha superato un run rate annualizzato di oltre 25 miliardi di dollari, e ha annunciato un ulteriore aumento degli investimenti per il 2026, portandoli a 220 miliardi di dollari, un segnale di fiducia nella domanda futura. Il mercato ha premiato questa visione, interpretando la crescita del cloud come la prova che gli ingenti capitali spesi nelle infrastrutture stanno generando una domanda superiore alla capacità disponibile, un circolo virtuoso che non accenna a fermarsi.
Apple domina il mercato degli smartphone, ma il futuro è incerto
A completare il quadro di una giornata contraddittoria per Apple, arriva il dato di Counterpoint Research che la vede protagonista assoluta nel mercato degli smartphone: nel secondo trimestre del 2026, Cupertino si è aggiudicata il 49% del fatturato globale del settore, la quota più alta mai registrata in un secondo trimestre.
Un risultato sorprendente, ottenuto mentre gran parte dei produttori Android affronta il rallentamento delle vendite e l'aumento dei costi delle memorie, che ha permesso ad Apple di mantenere prezzi relativamente stabili e di guadagnare quote di mercato, soprattutto in Cina, Europa e nei mercati emergenti. Questo primato, tuttavia, rischia di essere messo in discussione dalle stesse difficoltà di approvvigionamento che hanno affossato il titolo a Wall Street.
La crescita delle vendite di iPhone nel trimestre in corso è prevista in decelerazione significativa rispetto al +22% appena registrato, e gli analisti prevedono che la carenza di memorie potrebbe spingere l'azienda ad aumentare i prezzi, mettendo a rischio la sua attuale strategia competitiva.
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