Furto al Louvre, chiuso il cerchio sugli esecutori ma il bottino resta introvabile

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Con l’arresto dell’ultimo ricercato, avvenuto nei sobborghi di Parigi insieme ad altre tre persone della sua cerchia, la banda che materialmente ha compiuto il colpo al museo del Louvre si trova ora al completo in custodia delle autorità. Gli inquirenti, i quali si dicono quasi certi di aver chiuso il cerchio, hanno così messo le mani sull’intero quartetto, composto da due uomini e due donne, che lo scorso 19 ottobre riuscì a trafugare la collezione dei gioielli della Corona napoleonica; un bottino di inestimabile valore, stimato in circa ottantotto milioni di euro, che rimane però del tutto introvabile nonostante le indagini proseguano senza sosta. La refurtiva, della quale si sono perse le tracce, scomparve insieme ai ladri dopo la fuga in scooter, compiuta in pieno giorno attraverso un montacarichi calato dalla stessa portafinestra che aveva consentito l’accesso al commando e che, da allora, è diventata un’insolita attrazione per i turisti.

Le ombre sulla sicurezza e la perizia non recepita

Oltre ai quattro arresti, che rappresentano un passo fondamentale per ricostruire l’accaduto, i riflettori si sono ora accesi sulle carenze del sistema di sicurezza, dopo che è emerso un rapporto del 2018 redatto dalla gioielleria Van Cleef & Arpels. Il documento, di cui ha dato notizia il quotidiano Le Monde, era stato commissionato dalla precedente direzione del museo affinché valutasse le misure di protezione dei luoghi. Stando a quanto riportato, quella perizia non soltanto aveva individuato con precisione il punto debole del Louvre, ma aveva anche ipotizzato il pericolo di un ingresso di estranei dall’esterno proprio mediante l’utilizzo di un montacarichi, esattamente come poi è avvenuto durante il furto.

La mancata trasmissione del rapporto tra le direzioni

Secondo quanto dichiarato dall’attuale amministrazione del Louvre, il rapporto critico non sarebbe mai stato formalmente trasmesso dalla vecchia direzione, all’epoca guidata da Jean-Luc Martinez, alla nuova presidente Laurence des Cars, la quale ha assunto l’incarico verso la fine del 2021. Questa circostanza, che lascia intravedere una discontinuità nella gestione degli allarmi sulla sicurezza, delinea un quadro in cui le raccomandazioni, per quanto precise, non sono state implementate, privando il museo di un’opportunità cruciale per prevenire il clamoroso episodio criminale.

Il mistero sui mandanti e la refurtiva

Mentre gli autori materiali del furto sono tutti in cella, e con loro diversi complici, le indagini proseguono per fare luce sui mandanti, che restano avvolti nel mistero così come il percorso seguito dai gioielli dopo il trafugamento. La brigata anticrimine di Parigi, che ha condotto gli ultimi arresti, concentra ora i propri sforzi nel tentativo di risalire alla catena di comando e di localizzare il prezioso carico, il cui valore simbolico e storico, oltre che economico, rende la ricerca particolarmente pressante per le autorità francesi.

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