Smantellato traffico di droga tra Italia e Spagna, venti arresti e sequestri milionari

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non solo hashish, ma un intero arsenale di armi, valigie piene di contanti e automobili di lusso: è questo il bilancio, imponente, di un’indagine complessa che ha tenuto impegnata per mesi la Guardia di Finanza di Milano. Un’operazione, quella coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica meneghina, che ha beneficiato del supporto strategico della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e della collaborazione transnazionale garantita da Eurojust, portando al definitivo smantellamento di un’organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di stupefacenti. Il fulcro dell’attività investigativa, scattata lo scorso febbraio con un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, ha consentito di raggiungere venti indagati, distribuendo gli arresti su tre diverse piazze operative: Milano, Barcellona e Marbella.

Un volume d’affari da 350 chili in pochi mesi

Le indagini hanno disvelato una macchina logistica estremamente efficiente, capace di importare partite di hashish di dimensioni industriali. In un arco temporale circoscritto, limitato a soli quattro mesi, i membri dell’associazione sono riusciti a introdurre sul territorio nazionale un quantitativo di stupefacente superiore ai 350 chilogrammi. Un flusso costante, questo, che confermava la solidità dei canali di approvvigionamento, verosimilmente riconducibili a rotte provenienti dal Marocco, e la capacità di smistare la merce sia nel capoluogo lombardo sia verso altre destinazioni europee, sfruttando la copertura garantita dalla presenza di basi operative in Spagna.

Armi, denaro e lo spettro della guerra tra clan

L’aspetto più inquietante emerso dagli atti investigativi, però, non riguarda soltanto il traffico di droga in sé, ma il contesto armato in cui questo si muoveva. Durante i sequestri, gli inquirenti hanno messo le mani su armi da fuoco, denaro contante e beni di lusso, elementi che hanno contribuito a delineare il profilo spietato dell’organizzazione. Gli investigatori della Dda di Milano hanno accertato che dietro il business della droga si cela una vera e propria guerra tra clan radicati nel territorio, nello specifico quella che oppone la famiglia Cizmic al gruppo facente capo a Goran Dubai, soggetti legati a contesti mafiosi serbi e alla galassia criminale delle cosiddette Tigri di Arkan. Un conflitto, quello tra le due fazioni, che secondo la ricostruzione degli inquirenti sarebbe tale da rappresentare un pericolo concreto per l’incolumità pubblica, con il rischio concreto che le faide vengano consumate in aree aperte alla collettività, esponendo a grave pericolo persone estranee agli ambienti criminali.

L’architettura dell’inchiesta e il ruolo della cooperazione europea

A rendere efficace l’operazione è stata l’architettura giudiziaria messa in campo, capace di superare i confini nazionali. La Procura Distrettuale di Milano ha diretto le indagini avvalendosi dello strumento della cooperazione internazionale, un tassello fondamentale per colpire le ramificazioni estere del sodalizio. Il coordinamento con Eurojust, l’agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale, ha permesso di sincronizzare i tempi delle esecuzioni delle misure cautelari in Italia e in Spagna, evitando fughe di notizie e garantendo la riuscita simultanea dei blitz a Milano, Barcellona e Marbella. Un lavoro certosino quello dei finanzieri, che hanno ricostruito non solo i flussi di droga, ma anche i meccanismi di reinvestimento dei proventi illeciti, documentando l’acquisto di beni di lusso destinati a ripulire i capitali accumulati con lo spaccio.

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