Milionari in crescita in Europa, ma l’Italia arranca: i conti del 2025
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Redazione Economia
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L’onda lunga dei mercati azionari, alimentata dal rally dell’intelligenza artificiale e dalla frenata dell’inflazione, ha gonfiato le fortune dei ricchi in tutto il mondo nel corso del 2025. Secondo il “World Wealth Report 2026” del Capgemini Research Institute, la ricchezza globale degli high-net-worth individuals – cioè di chi dispone di almeno un milione di dollari in attività investibili, esclusa la prima casa – ha toccato quota 98.300 miliardi di dollari: una crescita dell’8,7% che rappresenta il balzo annuale più significativo dal 2018 a oggi.
Questo slancio ha portato la popolazione dei milionari (nel senso statistico anglosassone del termine) a 25,3 milioni di individui, con un aumento di quasi due milioni di unità rispetto all’anno precedente. A livello globale la musica è quindi allegra per i “paperoni”, ma se si restringe il campo al Vecchio Continente e in particolare all’Italia, il ritmo cambia e diventa decisamente più lento.
L’Europa accelera, ma resta indietro rispetto a Usa e Asia
L’Europa, dopo un 2024 di sofferenza, è tornata a crescere nel 2025: la popolazione dei facoltosi è aumentata del 6,5%, beneficiando della stabilizzazione dei listini e del costo della vita più basso. Un risultato positivo, sia chiaro, se letto in isolamento, ma che sconta un divario strutturale se paragonato ad altre aree del mondo. Gli Stati Uniti – dove tra l’altro la presidenza Trump è una realtà consolidata da oltre un anno – hanno infatti registrato un incremento del 9,1%, aggiungendo 736.000 nuovi milionari, mentre l’area Asia-Pacifico ha addirittura volato con un +10,5% grazie alla corsa dei semiconduttori che ha trainato Giappone e Cina. Questi numeri raccontano di una geografia della ricchezza che, pur espandendosi, continua a premiare chi scommette sull’innovazione tecnologica; l’Europa, da questo punto di vista, arranca.
Italia fanalino di coda: numeri e divari interni
Nel mezzo di questo quadro europeo a due velocità, l’Italia occupa purtroppo le retrovie. Il Belpaese conta oggi 358.410 persone con patrimoni superiori al milione di dollari, per una ricchezza complessiva di 734,4 miliardi di dollari. Un numero che, se paragonato a quello della Germania (dove la crescita della popolazione HNWI è stata dell’11,1%) o del Lussemburgo (un incredibile +13,5%), appare quasi statico.
A pesare è la composizione di questi patrimoni: la stragrande maggioranza dei nostri milionari, oltre 342mila, rientra nella fascia cosiddetta dei “Millionaires Next Door”, quella compresa tra 1 e 5 milioni di dollari, mentre gli Ultra-HNWI (oltre 30 milioni) sono appena 470 individui. Un’analisi più approfondita dei dati, quelli elaborati da Visual Capitalist per il Knight Frank Wealth Report 2026, rivela che tra il 2021 e il 2026 l’Italia aggiungerà quasi 2.
900 ultra-ricchi; un dato, questo, che sebbene sia superiore a quello di molti altri Paesi, viene però surclassato da nazioni come la Polonia (+109%) o dalla stessa Germania (oltre 9.200).
Il paradosso della flat tax e la stagnazione interna
Emerge così un paradosso tutto italiano. Da un lato, il Paese sta diventando una meta ambita per la cosiddetta “wealth migration”: nel 2025, circa 3.600 milionari hanno scelto di trasferire la propria residenza fiscale nella Penisola, attratti dalla flat tax sui redditi prodotti all’estero e, ovviamente, dalla qualità della vita. Un flusso, questo, che posiziona l’Italia tra le destinazioni europee più gettonate. Dall’altro lato, però, il sistema fatica a generare nuova ricchezza endogena.
La crescita della popolazione milionaria nostrana è infatti inferiore alla media europea, un segnale che la flat tax, sebbene efficace per attrarre capitali stranieri, non sembra avere lo stesso effetto sulla capacità del tessuto economico-produttivo di creare “new money”. In altre parole, gli imprenditori e i professionisti italiani fanno molta più fatica dei colleghi francesi o tedeschi a scavalcare la soglia dei 30 milioni di dollari di patrimonio.
La distribuzione della ricchezza (che non accenna a calmarsi)
Se si allarga lo sguardo ai patrimoni da capogiro, cioè quelli superiori ai 30 milioni di dollari, il discorso si fa ancora più elitario. Secondo il Knight Frank Wealth Report, la popolazione globale di questi “ultra-ricchi” è cresciuta del 9,4% nel 2025, raggiungendo quota 250.000 individui. A trainare la classifica in termini assoluti sono ancora gli Stati Uniti – che dovrebbero aggiungere quasi 67.000 pezzi da novanta tra il 2021 e il 2026 – mentre in Europa la crescita è più frammentata ma non per questo trascurabile: il Vecchio Continente ha visto aumentare del 26% la propria popolazione di super-ricchi.
In questo contesto, l’Italia gioca la parte della comparsa: se è vero che Paesi come la Francia o la Germania vedono una proliferazione di patrimoni a nove zeri, qui da noi la situazione ristagna, tanto che un recente censimento sui miliardari (individui con oltre un miliardo) ha rilevato per l’Italia una sostanziale immobilità nel numero di ingressi e uscite dal club d’élite. Una fotografia che restituisce l’idea di una ricchezza che c’è, certamente, ma che è spesso vecchia, sedimentata, e fatica a rinnovarsi al passo con i tempi.




