Ricchezza globale a 10,8% nel 2025, l’Italia resta indietro: 28.600 milionari ma ricchezza media stagnante

Ricchezza globale a 10,8% nel 2025, l’Italia resta indietro: 28.600 milionari ma ricchezza media stagnante
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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il 2025 si chiude con un dato che non ha eguali negli ultimi anni per quanto riguarda la ricchezza personale globale, che ha toccato un tasso di crescita del 10,8% in dollari, il più sostenuto dal 2017 e il terzo anno consecutivo di espansione.

A certificarlo è la diciassettesima edizione del Global Wealth Report di Ubs, secondo cui il patrimonio complessivo delle famiglie ha registrato un incremento più che doppio rispetto al 2024 (+4,6%) e ben superiore a quello del 2023 (+4,2%), trainato dalla solidità dei mercati finanziari e dall'aumento del valore degli asset non finanziari. Il dato, seppur positivo, presenta però alcune crepe profonde quando si scende nel dettaglio della distribuzione, con l'Italia che emerge come un caso paradigmatico di stagnazione in un mare di crescita.

Un milione di nuovi milionari, ma le disuguaglianze aumentano

Se il dato aggregato fotografa un mondo più ricco, la lente d'ingrandimento sulle dinamiche interne rivela un'accelerazione significativa delle disuguaglianze. Il numero di persone con un patrimonio superiore al milione di dollari è aumentato dell'1,5% a livello globale, pari a circa 980mila individui, al ritmo di oltre 2.680 nuovi milionari al giorno. In pratica, quasi un milione di persone hanno varcato la soglia simbolica del milione di dollari in un solo anno.

Tuttavia, come spesso accade quando si analizzano le medie, il dato nasconde una realtà più complessa: la ricchezza mediana, che rappresenta un indicatore più fedele della situazione delle famiglie tipiche, ha registrato un calo nella maggior parte dei mercati analizzati da Ubs, evidenziando come i benefici della crescita siano stati assorbiti principalmente dai segmenti più abbienti della popolazione.

La quota di adulti nella fascia di ricchezza più bassa, al di sotto dei 10mila dollari, si è ridotta, ma i segmenti superiori si sono ampliati a discapito di quella che si potrebbe definire una classe media globale.

Europa protagonista, Italia fanalino di coda

A trainare la crescita non sono stati gli Stati Uniti, nonostante abbiano generato quasi la metà dei nuovi milionari mondiali, ma l'area EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) che ha fatto registrare l'incremento più vigoroso con un +17,5%, seguita dalle Americhe con un +8,5% e dall'Asia-Pacifico ferma a un più 5,9%. Questo risultato, spiegano gli analisti, è in parte effetto delle oscillazioni valutarie e del calo del dollaro, che ha amplificato la crescita misurata in valuta americana in aree extra-statunitensi, ma non solo.

In questo quadro, l'Italia emerge con un profilo decisamente contrastante. La ricchezza media per adulto, misurata in valuta locale al netto dell'inflazione, è rimasta sostanzialmente ferma dall'inizio del decennio, mentre quella mediana è cresciuta solo del 3,3%. Un dato che parla di un Paese immobile, dove la crescita non riesce a tradursi in un miglioramento diffuso delle condizioni economiche delle famiglie.

L'Italia e i suoi paperoni: il 2,5% possiede quasi il 30% della ricchezza

Eppure, anche in Italia, il numero di milionari è cresciuto. Nel 2025, quasi 28.600 persone sono entrate nel club dei possessori di un patrimonio superiore al milione di dollari, portando il totale a 1,235 milioni di individui, pari al 2,5% della popolazione adulta, che detengono collettivamente quasi il 30% della ricchezza personale nazionale.

Per capire la stratificazione, si consideri che poco meno della metà degli adulti italiani possiede un patrimonio netto compreso tra 100mila e un milione di dollari, mentre ben 95mila persone hanno un patrimonio tra 5 e 100 milioni di dollari. Nonostante questo, il Belpaese si attesta al 23esimo posto nella classifica della ricchezza media per adulto, con 279.439 dollari, ma sale all'undicesimo per ricchezza mediana (131.

001 dollari), segno che, rispetto ad altri grandi Paesi avanzati come Germania, Francia e Regno Unito, la distribuzione è relativamente meno concentrata. La fotografia che emerge è quella di un Paese con un ceto medio-alto numericamente significativo, ma che non riesce a generare un'accumulazione di ricchezza media paragonabile ai grandi competitor globali.

Una ricchezza legata agli asset finanziari e a un debito contenuto

Dal punto di vista della composizione del patrimonio, il rapporto Ubs offre ulteriori spunti di riflessione. In Italia, poco più della metà della ricchezza personale lorda è costituita da attività finanziarie, un dato che riflette una propensione al risparmio tradizionale. L'elemento che balza all'occhio è tuttavia il livello di indebitamento, che ammonta a meno del 9% del patrimonio, un dato relativamente basso nel panorama internazionale.

Una situazione che, da un lato, rende le famiglie italiane meno vulnerabili a shock finanziari, ma dall'altro potrebbe indicare una minore propensione a investire e a indebitarsi per sostenere consumi o investimenti produttivi, in un contesto di crescita economica lenta. Il Global Wealth Report 2026 di Ubs racconta, insomma, una storia a due velocità: la ricchezza globale galoppa, spinta dai mercati e dall'innovazione, ma il treno del benessere, per molti Paesi come l'Italia, stenta a partire, lasciando a terra interi segmenti di popolazione, nonostante il moltiplicarsi dei "paperoni".

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