Stellantis, investimenti da record negli Usa mentre l'Italia arranca
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Redazione Economia
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Mentre gli stabilimenti italiani navigano in un mare di cassa integrazione e di crolli produttivi, Stellantis orienta decisamente il proprio timone verso l'altra sponda dell'Atlantico, annunciando il più cospicuo investimento nella sua storia americana: un piano da tredici miliardi di dollari, destinato a incrementare del cinquanta per cento la produzione e a lanciare cinque nuovi modelli, il quale genererà, di conseguenza, cinquemila nuovi posti di lavoro. Una mossa strategica, questa, che appare dettata non solo dalle logiche di mercato ma anche dalle politiche commerciali aggressive dell'amministrazione Trump, le quali impongono alle case automobilistiche di produrre localmente per eludere il rischio di dazi penalizzanti che potrebbero compromettere la redditività nel mercato nordamericano, il più lucroso per il gruppo.
La reazione del Canada e il caso Jeep Compass
La decisione di concentrare gli sforzi produttivi negli Stati Uniti, tuttavia, non sta passando senza creare attriti internazionali. Il governo canadese, in particolare, ha mostrato i muscoli di fronte all'annuncio del trasferimento della produzione della Jeep Compass dallo stabilimento di Brampton, in Ontario, verso un impianto situato in Illinois. Ottawa, la quale aveva concesso in passato consistenti incentivi pubblici per assicurarsi la permanenza delle attività industriali, non è intenzionata a restare in silenzio e minaccia ora azioni legali, accusando il colosso automobilistico di aver violato gli impegni precedentemente assunti.
Le prospettive per i marchi e il caso Alfa Romeo
In questo maxi-piano, che ridisegna la geografia produttiva del gruppo, potrebbe trovare spazio anche un ritorno di Alfa Romeo nel segmento delle berline di lusso. Il modello, soprannominato in fase di sviluppo "E-Jet", rappresenterebbe per il Biscione il rientro in una categoria di mercato abbandonata da tempo; la sua produzione, secondo alcune voci, potrebbe essere localizzata proprio negli Stati Uniti, sfruttando i nuovi impianti che verranno potenziati con gli ingenti fondi stanziati.
Il contrasto con la situazione italiana
Il divario tra la crescita oltreoceano e le difficoltà nel Belpaese si fa, dunque, sempre più marcato. Gli investimenti americani, infatti, mettono in risalto, per contrasto, le incertezze che gravano sul futuro industriale italiano, dove gli stabilimenti affrontano un momento di profonda crisi, segnato non da piani di espansione ma da contrazioni dell'attività e da un ricorso sempre più frequente agli ammortizzatori sociali, senza che al momento si intraveda una strategia chiara per invertire una rotta che appare sempre più defilata rispetto ai centri decisionali globali del gruppo.




