Fagioli racconta ai pm la proposta di combinare ammonizioni per pagare i debiti di gioco

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nella stanza degli interrogatori della procura di Torino, dove a fine settembre 2023 ha incontrato il pm Manuela Pedrotta e gli agenti della Sisco, Nicolò Fagioli ha descritto la spirale di una dipendenza che, partita dalle piattaforme illecite, lo aveva condotto fino al baratro di un indebitamento così profondo da attirare l’interesse di individui pronti a sfruttarne la disperazione. Il calciatore, all’epoca ancora tesserato per la Juventus, ha parlato di una ludopatia divenuta ingestibile, capace di generare un debito mensile di ventimila euro, una cifra che, da sola, spiega la pressione subìta e il contesto in cui sono maturate le proposte illecite. Ha raccontato, con un realismo che non ammetteva ambiguità, di essersi ritrovato di fronte a persone che gli offrivano una via d’uscita apparentemente semplice, sebbene del tutto al di fuori dei confini della legalità e dell’etica sportiva.

La proposta dagli esiti sconosciuti

Proprio mentre il debito continuava a crescere, rendendo precaria la sua situazione finanziaria, a Fagioli fu avanzata una soluzione che, per molti, avrebbe potuto rappresentare una scorciatoia per risolvere i problemi più pressanti. “Fatti ammonire e azzeriamo i tuoi debiti di gioco”: fu questa, secondo la ricostruzione resa in procura, l’offerta che gli venne presentata. Un’ammonizione combinata, un cartellino giallo pretestuoso durante una partita, avrebbe dunque costituito la merce di scambio per cancellare l’ingente somma dovuta. Un meccanismo che, come egli stesso ha tenuto a precisare, rifiutò con immediatezza, opponendo a quella logica perversa la propria integrità di atleta e la consapevolezza che i sistemi di controllo sulle scommesse avrebbero finito per scoprire facilmente una simile manipolazione.

L’inchiesta e la struttura clandestina

Quella confessione, peraltro, si è inserita in un’indagine di più ampio respiro, originata da un traffico di droga e poi evolutasi in uno spin-off dell’inchiesta sulle scommesse illegali che ha coinvolto alcuni calciatori di Serie A. Le attività congiunte della squadra mobile di Torino, della Dda e della Sisco hanno permesso di portare alla luce un’organizzazione strutturata, la quale, stando alle accuse, gestiva un florido mercato di scommesse sportive al di fuori di ogni canale legale. I due presunti “master” del sistema sono finiti in carcere con l’applicazione di misure cautelari, accusati di aver fornito, tra l’altro, prestiti virtuali che alimentavano giocate sempre più rischiose e alimentavano, di conseguenza, l’indebitamento di chi, come Fagioli, era caduto nella trappola.

Il percorso giudiziario e la squalifica

Il racconto del centrocampista, oggi in forza alla Fiorentina dopo aver scontato una squalifica di dodici mesi per le scommesse effettuate in violazione delle norme federali, ha offerto alle autorità un tassello cruciale per comprendere le dinamiche di un giro clandestino che continua a essere oggetto di accertamenti. La sua testimonianza, del resto, non si è limitata a descrivere una proposta rifiutata, ma ha contribuito a delineare i contorni di un ambiente in cui l’illecito finanziario e quello sportivo sembrano intrecciarsi con pericolosa facilità, un mondo in cui la fragilità di un individuo può trasformarsi in un’opportunità per tentare di corrodere l’essenza stessa del gioco.

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