Zendaya, la polemica sugli orecchini di 3mila anni fa: reperti iraniani o tesoro trafugato?
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Alla première londinese di "Odissea", il nuovo kolossal di Christopher Nolan, l'attenzione non si è concentrata solo sul film, ma anche su un dettaglio del look di Zendaya. L'attrice, che nel film interpreta la dea Atena, ha indossato un paio di orecchini che, come si è scoperto in seguito, non erano semplici accessori ispirati all'antichità, ma autentici manufatti iraniani risalenti al primo millennio avanti Cristo.
Quello che sembrava il completamento perfetto per un look da divinità greca si è trasformato in un caso internazionale che ha riaperto il dibattito sul saccheggio di beni culturali e sulla loro trasformazione in oggetti di lusso.
L'oro di Ziwiye: un tesoro dal passato opaco
Gli orecchini indossati da Zendaya sono composti da due grandi placche-medaglione d'oro, descritte dalla società londinese che li possiede come "Ziwiye gold medallion plaques". Il riferimento è al sito archeologico di Ziwiye, situato nell'odierno Kurdistan iraniano, dove nel 1947 venne alla luce un tesoro di oggetti in oro, argento, bronzo e avorio. Tuttavia, quel ritrovamento non fu il frutto di uno scavo scientifico, bensì di un recupero incontrollato che portò alla dispersione immediata dei manufatti tra commercianti, antiquari e collezioni private, senza alcuna documentazione ufficiale.
La mancanza di una catalogazione precisa ha reso difficile, nel corso degli anni, attribuire con certezza un singolo pezzo a quel contesto, alimentando un mercato di oggetti dalla provenienza, quantomeno, dubbia.
La polemica: "Feticizzare il passato" o "dialogo culturale"?
La comparsa dei due dischi d'oro alle orecchie di una star di Hollywood ha acceso un dibattito acceso su due fronti principali. Da un lato, archeologi e divulgatori, come la dottoressa Z, hanno sollevato il problema etico, sostenendo che, con ogni probabilità, quei reperti sono stati trafugati dall'Iran e che il loro utilizzo come accessorio di moda contribuisce a "feticizzare il passato" e a legittimare un mercato illecito.
La domanda che è stata posta con forza è stata: perché non usare delle repliche? Dall'altro lato, la gioielleria proprietaria dei pezzi ha difeso la scelta, affermando che i dischi sono stati montati con un sistema non invasivo per non danneggiarli e che la loro esposizione, in un contesto così pubblico, può servire a celebrare il patrimonio artistico iraniano, stimolando un dialogo sulla conservazione e la provenienza dei reperti.
Il contesto di un conflitto e il "method dressing" sotto accusa
Le critiche si sono inevitabilmente riversate su Zendaya, ma la vicenda ha messo in luce una responsabilità più ampia che coinvolge l'intera filiera del lusso, dagli stylist ai collezionisti. La polemica è stata ulteriormente alimentata dal contesto geopolitico: l'Iran è al centro di un conflitto con gli Stati Uniti e il fatto che un'icona della moda americana indossi un manufatto proveniente da quella nazione è stato letto da molti come un atto di insensibilità o, peggio, come una manifestazione di dominio culturale.
Si è parlato di "orientalismo" e di una pratica che, in ultima analisi, trasforma il patrimonio di un Paese in uno status symbol per l'Occidente, in un momento in cui gli stessi siti storici iraniani sono a rischio a causa dei bombardamenti.
Un caso che va oltre il red carpet
Il caso degli orecchini di Zendaya non è isolato, ma si inserisce in una tendenza più ampia, nota come "method dressing", in cui le star del cinema indossano abiti e gioielli ispirati ai personaggi che interpretano. In questo caso, l'omaggio alla Grecia antica si è trasformato in un atto mancato verso l'Iran di 3.000 anni fa. La vicenda ha avuto il merito di portare all'attenzione del grande pubblico questioni complesse e spinose, come la provenienza dei reperti archeologici e l'etica della loro commercializzazione.
Se il colpo d'occhio sul red carpet era quello di una dea, il dibattito che ne è scaturito ha riportato i riflettori su un problema molto più terreno: chi possiede veramente la storia e a quali condizioni può esibirla.




