Benzina e gasolio, il governo valuta la proroga del taglio delle accise tra code ai distributori e prezzi in salita

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre il conto alla rovescia per la scadenza del 7 aprile si fa sempre più serrato, con il governo che si trova a dover decidere se e come rinnovare il taglio delle accise varato lo scorso 18 marzo, il fronte dei prezzi alla pompa continua a mostrare segnali di forte tensione. Il provvedimento, che era entrato in vigore con l’obiettivo di tamponare gli effetti della crisi internazionale e che aveva portato a una riduzione di 25 centesimi al litro per benzina e gasolio (12 per il Gpl), ha visto la sua efficacia parzialmente erosa dalla continua ascesa delle quotazioni internazionali del petrolio, spinte verso l’alto dal conflitto in Iran e dalle sue ripercussioni sulla stabilità dell’intera regione mediorientale. I dati diffusi dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica confermano questa dinamica: nella settimana tra il 23 e il 29 marzo, il prezzo medio del gasolio è comunque salito, nonostante lo sconto fiscale fosse già attivo, segno evidente di come la spinta inflattiva proveniente dalle materie prime stia vanificando in parte lo sforzo dell’esecutivo.

A complicare ulteriormente il quadro, e a gettare benzina sul fuoco di un’ansia già diffusa tra gli automobilisti, è stata la comparsa di cartelli con la scritta “carburante esaurito” in diversi distributori sparsi lungo la Penisola. Un fenomeno che ha fatto immediatamente temere il peggio, alimentando l’ipotesi di una crisi di approvvigionamento legata alla prolungata tensione sullo Stretto di Hormuz, quel fondamentale corridoio marittimo tra l’Iran e la penisola arabica da cui transitano gran parte delle esportazioni di greggio e prodotti raffinati. A chiarire la natura di questi episodi è stata Marina Barbanti, direttore generale di Unem (Unione Energie per la Mobilità), la quale ha voluto innanzitutto rassicurare: “Per ora l’emergenza è di prezzo, non di disponibilità di prodotto”. Secondo Barbanti, i cartelli “esaurito” non sono il sintomo di una carenza strutturale, ma piuttosto l’effetto di uno spostamento anomalo dei consumi verso quegli impianti, spesso indipendenti o con politiche commerciali più aggressive, che riescono a praticare il prezzo più conveniente. In pratica, se un distributore è abituato a servire un certo numero di auto, ma in un periodo di rialzi generalizzati gli automobilisti si riversano tutti lì attratti dal costo minore, le scorte finiscono più in fretta del solito, senza che questo preluda a un razionamento generalizzato.

Un sistema produttivo che regge, ma la psicologia del consumatore cambia

A livello industriale, l’Italia gode di una posizione di relativa sicurezza per quanto riguarda la disponibilità di benzina e diesel. La stessa Barbanti ha ricordato come il nostro Paese possa contare su un parco di raffinerie particolarmente flessibile, in grado di lavorare una trentina di tipologie di greggio provenienti da 31 Paesi diversi, con un ruolo crescente per le forniture dal continente africano che oggi coprono il 42% delle importazioni. Questa capacità di diversificazione renderebbe l’Italia sostanzialmente autosufficiente per quanto riguarda i prodotti stradali, tanto da essere esportatore netto di benzina e gasolio. La vulnerabilità maggiore, ha spiegato la direttrice di Unem, riguarda piuttosto il jet fuel per l’aviazione e, soprattutto, il gas naturale liquefatto, più esposti alla chiusura di rotte come Hormuz. Tuttavia, al di là della solidità del sistema produttivo, il clima di incertezza sta modificando le abitudini di acquisto. Il consumatore, spaventato dall’aumento e dall’idea di rimanere a secco, si concentra sugli impianti più economici, creando picchi di domanda localizzati che le normali logiche di rifornimento faticano a sostenere nell’immediato.

Il peso della speculazione e i controlli della Guardia di finanza

Non solo le tensioni geopolitiche, ma anche il comportamento degli attori della filiera finisce sotto la lente d’ingrandimento. In queste settimane, il governo ha puntato molto sul rafforzamento dei meccanismi anti-speculazione, con un ruolo centrale affidato al Garante per la sorveglianza dei prezzi e alla Guardia di Finanza, incaricata di verificare che il taglio delle accise si traduca in un reale beneficio per i consumatori e che non ci siano scostamenti ingiustificati rispetto all’andamento delle quotazioni internazionali. Proprio in questi giorni, le Fiamme Gialle hanno intensificato i controlli sul territorio: un’operazione condotta in provincia di Pavia, per esempio, ha portato alla luce quattordici violazioni su diciassette impianti ispezionati. Le irregolarità contestate riguardavano principalmente la mancata comunicazione dei prezzi al portale Osservaprezzi del Ministero delle Imprese e l’errata esposizione dei listini al pubblico, un’opacità informativa che di fatto impedisce una concorrenza trasparente e lascia spazio a potenziali manovre.

Nel frattempo, gli autotrasportatori hanno alzato il livello di guardia. La categoria, vessata da un gasolio che ha ormai stabilmente superato la soglia dei due euro al litro, considera insostenibile la situazione e ha proclamato un fermo nazionale dei mezzi pesanti. Una protesta, quella annunciata per il periodo tra il 20 e il 25 aprile, che rischia di paralizzare la logistica del Paese e che fa da contraltare alle difficoltà anche dei gestori delle pompe, i quali hanno denunciato alle autorità il mancato rispetto, da parte delle compagnie petrolifere, dell’obbligo di pubblicare i prezzi consigliati sui propri siti internet, un requisito previsto proprio dal decreto carburanti per aumentare la trasparenza. L’intero sistema, insomma, appare in bilico tra le dinamiche di un mercato globale impazzito e la necessità di mantenere un ordine interno nella catena di distribuzione, in attesa che il governo sciolga la riserva su un’eventuale proroga dello sconto fiscale, l’unico argine al momento per evitare che i prezzi subiscano un’ulteriore, improvvisa impennata dopo il 7 aprile.

description: Prezzi in salita e scadenza del taglio accise il 7 aprile. Il governo studia la proroga mentre distributori a secco e autotrasporti in protesta agitano il mercato.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.