Aumento delle accise su gasolio e benzina: cosa cambia per i consumatori
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Redazione Economia
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Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera definitivo alla riforma delle accise sui carburanti, un provvedimento che ridisegna i costi del gasolio e della benzina, con effetti immediati e a lungo termine sulle tasche degli automobilisti. Il decreto legislativo, approvato ieri, prevede un aumento graduale delle accise sul gasolio, attualmente fissate a 62 centesimi al litro, e una parallela riduzione di quelle sulla benzina, oggi a 73 centesimi. L’obiettivo è un riallineamento progressivo, da completare entro il 2030, che porterà a un incremento di 5,5 centesimi per il gasolio e a un taglio della stessa misura per la benzina, con adeguamenti annuali compresi tra 1 e 1,5 centesimi.
Il governo Meloni, attraverso questa manovra, punta a ridurre i sussidi ambientali considerati dannosi, come previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), e ad aumentare le entrate statali. La scelta di agire principalmente sul gasolio non è casuale: è il carburante più venduto in Italia, e un suo riequilibrio fiscale avrebbe un impatto significativo sulle casse dello Stato. Secondo il Codacons, l’aumento delle accise comporterà un aggravio di oltre 14 euro l’anno per ogni autovettura diesel, un dato che riflette l’effetto immediato della riforma.
Il provvedimento, denominato “Revisione delle disposizioni in materia di accise”, è stato sottoposto al vaglio delle Commissioni parlamentari e ha ottenuto l’intesa in sede di Conferenza unificata. Il Vice ministro dell’Economia, Maurizio Leo, ha sottolineato come il testo introduca «importanti meccanismi di semplificazione per gli operatori, a garanzia dell’erario», evidenziando l’intento di rendere più efficiente il sistema fiscale dei carburanti.
Per i consumatori, il cambiamento si tradurrà in un aumento del prezzo del gasolio e in una diminuzione di quello della benzina, con un impatto diretto sui costi del pieno. Considerando un serbatoio medio di 50 litri, il rincaro per il gasolio potrebbe arrivare a circa 2,75 euro a pieno, mentre per la benzina si registrerebbe un risparmio equivalente. Tuttavia, l’effetto complessivo dipenderà dall’andamento dei prezzi internazionali del petrolio e dalle dinamiche di mercato, che potrebbero attenuare o amplificare le conseguenze della riforma.




