Aumento delle accise su diesel e benzina: cosa cambia per i consumatori
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Redazione Economia
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Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera definitivo alla riforma delle accise sui carburanti, un provvedimento che, se da un lato promette semplificazioni per gli operatori del settore, dall’altro introduce cambiamenti significativi per i consumatori. Il decreto legislativo, approvato ieri, prevede un aumento graduale di 5,5 centesimi al litro per il gasolio e una riduzione della stessa entità per la benzina, da attuarsi nell’arco di cinque anni attraverso incrementi annuali compresi tra 1 e 1,5 centesimi. Attualmente, le accise si attestano a 62 centesimi al litro per il diesel e a 73 per la benzina, cifre che riflettono un sistema fiscale spesso criticato per la sua complessità e per il peso che grava sui cittadini.
Il provvedimento, denominato “Revisione delle disposizioni in materia di accise”, è il quindicesimo decreto attuativo della riforma fiscale voluta dal Governo. Secondo il Vice ministro dell’Economia, Maurizio Leo, il testo introduce «importanti meccanismi di semplificazione per gli operatori, a garanzia dell’erario», pur senza specificare in che modo questi si tradurranno in benefici tangibili per gli utenti finali. Intanto, il Codacons ha già calcolato che l’aumento delle accise sul diesel comporterà un aggravio di oltre 14 euro annui per ogni autovettura, un dato che rischia di pesare ulteriormente sulle tasche degli automobilisti, già alle prese con i rincari degli ultimi mesi.
La riforma, che tiene conto dei pareri espressi dalle Commissioni parlamentari e delle intese raggiunte in sede di Conferenza unificata, rappresenta una svolta rispetto alle promesse elettorali della coalizione di centro-destra. Durante la campagna elettorale, infatti, il partito della premier Giorgia Meloni aveva inserito nel proprio programma la «sterilizzazione delle entrate dello Stato da imposte su energia e carburanti», auspicando una riduzione automatica di Iva e accise. Una posizione ribadita dalla stessa Meloni in un video del 2019, in cui definiva «vergognose» le accise e chiedeva che fossero «progressivamente abolite», sostenendo che «il grosso del costo del pieno deve finire nella mia auto, non in quella dello Stato».
Ora, però, il quadro appare diverso. Se da un lato la benzina diventerà leggermente più economica, il diesel vedrà un aumento progressivo del prezzo, con un impatto significativo soprattutto per chi utilizza veicoli commerciali o per le aziende di trasporto. Il riordino delle accise, insomma, sembra puntare a un riequilibrio delle entrate statali più che a un alleggerimento della pressione fiscale sui cittadini.




