Nuove accise sulla benzina e sul diesel: cosa cambia dal 15 maggio
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Alla mezzanotte tra il 14 e il 15 maggio 2025 è entrato in vigore il decreto che ricalibra le accise su benzina e gasolio, un intervento atteso da tempo e voluto dai ministeri dell’Economia e dell’Ambiente. La misura, che avrà un orizzonte quinquennale, riduce di 1,50 centesimi al litro la tassazione sulla benzina – portandola a 71,34 centesimi – mentre aumenta dello stesso importo quella sul diesel, che raggiunge così i 63,24 centesimi.
L’obiettivo, come spiegato nelle premesse del provvedimento, è riequilibrare il divario storico tra i due carburanti, allineandosi gradualmente alle direttive Ue che da anni sollecitano una revisione del sistema. Sebbene l’impatto immediato sulle tasche degli automobilisti possa sembrare marginale – un pieno da 50 litri costerà circa 75 centesimi in meno per chi usa la verde e altrettanti in più per chi sceglie il gasolio – la manovra assume un significato più ampio, legato alla transizione energetica e al sostegno al trasporto pubblico.
Non è la prima volta che l’Italia interviene sulle accise, introdotte negli anni Novanta come misura straordinaria e poi stabilizzate nel tempo, ma questa riforma segna una svolta perché punta a una progressiva armonizzazione. Il gasolio, storicamente favorito da un regime fiscale meno oneroso nonostante l’impatto ambientale maggiore, vedrà infatti un lento ma costante aumento della pressione tributaria, mentre la benzina beneficerà di un alleggerimento.
Quanto inciderà sulla spesa quotidiana? Difficile dirlo con precisione, visto che il prezzo finale dipende anche da altri fattori, come il costo del barile e le oscillazioni dei mercati. Quel che è certo è che il provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale senza preavviso, ha già scatenato reazioni contrastanti tra gli operatori del settore, mentre le associazioni dei consumatori chiedono trasparenza sugli eventuali rincari a catena.
Intanto, resta da capire se e come il governo utilizzerà i maggiori introiti derivanti dal rialzo sul diesel. Tra le ipotesi circolate nelle scorse settimane c’è quella di destinare parte delle risorse al potenziamento del trasporto pubblico, ma al momento non ci sono conferme ufficiali. Quel che emerge dai dati è che, nonostante la flessione delle vendite di carburanti tradizionali, l’Italia resta un Paese fortemente dipendente dall’auto privata, con oltre il 65% degli spostamenti ancora legati ai motori a combustione




