Diesel più caro della benzina dal 2026, il governo cambia le accise
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Redazione Economia
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Con la bozza della manovra finanziaria per il 2026, il governo avvia una significativa modifica della politica fiscale applicata ai carburanti, una svolta che, a partire dal primo gennaio di quell'anno, potrebbe rendere il gasolio più costoso della benzina per la prima volta. Questo ribaltamento di tendenza, che molti automobilisti percepiranno come una stangata, è direttamente conseguente all'allineamento delle accise previsto dall'articolo 30 del disegno di legge di bilancio. Il testo, infatti, stabilisce con chiarezza che “a decorrere dal 1° gennaio 2026 sono applicate una riduzione dell’accisa sulle benzine nella misura di 4,05 centesimi di euro per litro e un aumento, nella medesima misura, dell’accisa applicata al gasolio impiegato come carburante”. Un intervento speculare, che sposta il carico fiscale da un prodotto all'altro, segnando un cambio di paradigma dopo anni in cui il diesel ha beneficiato di un trattamento preferenziale.
Il paradosso italiano dei prezzi alla pompa
La questione della tassazione sui carburanti in Italia si inserisce in un contesto già di per sé contraddittorio, che vede il Paese posizionarsi ai vertici europei per i prezzi finali al distributore nonostante le basi imponibili siano tra le più contenute. Gli automobilisti, ogni qualvolta fanno rifornimento, si trovano a sostenere un esborso considerevole, determinato in massima parte dall'incidenza delle accise e dell'IVA; si tratta di un meccanismo che, se da un lato grava pesantemente sul portafoglio dei cittadini, dall'altro genera un curioso paradosso a livello continentale. Senza il peso di queste imposte, infatti, il gasolio risulterebbe tra i più economici in Europa, un dato che evidenzia come la struttura fiscale sia l'elemento decisivo nel formare il listino finale che tutti conoscono.
Le voci critiche degli associ a tutela dei consumatori
Sulla manovra non sono mancate voci critiche, come quella di Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, il quale ha sottolineato come “prevedere la stessa accisa per diesel e benzina significhi voler far cassa, se non sarà allineata a un livello inferiore” rispetto all'attuale. Una posizione, la sua, che trova un inaspettato sostegno nelle stesse valutazioni del ministero dell'Ambiente, il quale, in occasione del precedente riordino, aveva espresso per iscritto le medesime perplessità. Dona, nel richiamare quelle osservazioni, mette in guardia dalle conseguenze di un mero allineamento al rialzo per il gasolio, interpretandolo non come una misura di razionalizzazione ma come un puro prelievo fiscale.
L'accelerazione del piano e le ripercussioni sul parco auto
Il governo, stando a quanto emerge dalla bozza, ha deciso di imprimere una forte accelerazione al piano di allineamento, che si concluderà nel 2026 anziché essere diluito in un quinquennio come inizialmente annunciato. Questa scelta, che mira a ottemperare in tempi rapidi agli impegni assunti con l'Unione Europea, avrà delle ripercussioni immediate su un parco circolante che conta ancora milioni di vetture alimentate a gasolio. L'aumento di 4,05 centesimi per litro, se da un lato equipara fiscalmente i due carburanti, dall'altro rappresenta un onere aggiuntivo per una fetta consistente di automobilisti, i quali si vedranno costretti a rivedere le proprie spese di mobilità a fronte di un carburante che, per la prima volta, supererà il prezzo della benzina.




