Telemarketing, la svolta dell’Agcom: dal 2026 il codice a tre cifre certifica le chiamate legittime
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Redazione Economia
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L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, muovendosi su un terreno a lungo dominato dall’opacità, ha deciso di imprimere una svolta radicale al sistema delle comunicazioni commerciali, introducendo una misura che promette di tracciare un solco netto tra legalità e frode. La proposta, attualmente in consultazione, prevede infatti l’assegnazione obbligatoria di un identificativo numerico brevissimo, composto da sole tre cifre, a ogni operatore autorizzato. Questo codice, che diverrà la firma inequivocabile delle aziende serie, sarà visualizzato sul display dei telefoni degli utenti, sia in caso di chiamate vocali sia per l’invio di messaggi, creando una barriera visiva immediata contro le pratiche illecite.
La trasparenza come arma contro l’anonimato
L’iniziativa dell’Agcom nasce da un’analisi impietosa dei dati, i quali, anno dopo anno, hanno fotografato un panorama insostenibile per milioni di cittadini, costantemente bersagliati da chiamate anonime e spesso automatizzate. Queste, veicolando proposte commerciali aggressive sul mercato dell’energia o tentativi di truffa sempre più sofisticati, hanno eroso la fiducia nella rete telefonica, trasformando il telefono da strumento di comunicazione in una potenziale fonte di ansia. La tecnica del “number spoofing”, grazie alla quale malintenzionati falsificano il numero in chiamata presentandosi come forze dell’ordine o istituti bancari, ha reso urgente un intervento normativo che andasse oltre le semplici sanzioni.
Il meccanismo operativo della nuova misura
Il cuore della proposta risiede nella sua semplicità operativa: a ogni soggetto legittimato a operare nel telemarketing sarà assegnato un prefisso dedicato, il quale, essendo di brevissima lunghezza e immediatamente riconoscibile, non potrà essere replicato o contraffatto con facilità. Gli utenti, dal canto loro, vedranno comparire questo codice sul proprio schermo, accanto al nominativo dell’azienda, già a partire dal prossimo febbraio per quanto riguarda le chiamate in arrivo, mentre l’intero sistema sarà pienamente operativo e obbligatorio dal 2026. Si tratta, in sostanza, di un processo di certificazione in tempo reale della chiamata, che sposta l’onere della verifica dalle spalle del consumatore, spesso impreparato a distinguere un operatore serio da un abile imbroglione, a un sistema regolamentato e controllato.
Un contrasto strutturale alle frodi
La portata dell’intervento va ben oltre la semplice comodità per gli utenti, configurandosi come un’azione di contrasto strutturale al fenomeno delle truffe telefoniche. La possibilità di identificare con certezza l’origine di una comunicazione commerciale, infatti, non solo permette di ignorare con sicurezza le chiamate spurie, ma costituisce anche un potente deterrente per le organizzazioni criminali, privandole dello schermo protettivo dell’anonimato. La misura, sebbene non risolutiva di per sé, rappresenta quindi un tassello fondamentale in una strategia più ampia di ripristino della fiducia e della sicurezza nelle comunicazioni digitali, restituendo al cittadino una parte del controllo che gli era stato sottratto.




