Basteranno 3 cifre per capire se chi ti sta chiamando è un call center

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non c’è gesto più automatico e, insieme, più frustrante di quello che compiamo quotidianamente quando il telefono, fisso o mobile che sia, squilla mostrando un numero sconosciuto: abbassiamo lo sguardo sul display e, in un attimo, la nostra mente vaga tra l’urgenza di una comunicazione importante (la banca, un referto medico, la scuola dei figli) e il fastidio per l’ennesima proposta commerciale non richiesta. È un dilemma che alimenta un silenzio assordante dall’altra parte della cornetta, un rito fatto di attese e sospetti che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha deciso di interrompere con un intervento normativo tanto semplice nell’idea quanto radicale nella pratica: l’introduzione obbligatoria di numeri a tre cifre, quelli già utilizzati per i servizi di assistenza clienti, per identificare aziende e call center legittimi. La delibera numero 21/26/CIR, approvata dalla Commissione per le Infrastrutture e le Reti lo scorso aprile, aggiorna il Piano nazionale di numerazione imponendo a chi opera nel teleselling di “marchiare” le proprie chiamate uscenti con questi identificatori brevi, ribaltando l’attuale logica di confusione in cui un semplice numero di cellulare o fisso può appartenere tanto a un privato cittadino quanto a una struttura organizzata di venditori.

L’approccio graduale dell’Agcom e il contrasto allo spoofing

Questa mossa, che segue l’implementazione del già noto filtro anti-spoofing (un sistema capace di bloccare all’origine le chiamate provenienti dall’estero che falsificano un prefisso italiano), non è però un intervento isolato ma piuttosto il tassello centrale di una strategia più ampia e articolata su diversi orizzonti temporali. L’Autorità ha adottato un approccio graduale, consapevole della complessità tecnica e degli impatti sul mercato: un primo pacchetto di misure è già immediatamente operativo, ampliando il novero delle numerazioni impiegabili come identificativo del chiamante per servizi di chiamata e messaggistica, includendo tra queste quelle per emergenze, pubblica utilità e servizi armonizzati europei a valenza sociale. Il provvedimento, che integra quanto già stabilito dalle precedenti delibere (106/25/CONS e 271/25/CONS) in materia di trasparenza, mira a rendere ridondanti le vecchie tecniche di spoofing: se il numero che appare sul display non rispetta il formato a tre cifre (o se si presenta con un prefisso estero), l’utente è automaticamente autorizzato a considerare quella chiamata come potenzialmente pericolosa o, quanto meno, come espressione di un telemarketing aggressivo che opera illegalmente aggirando le maglie della legge.

Numeri da 628 milioni e la mancata denuncia delle vittime

A sostenere la necessità di questo giro di vite è un dato economico impietoso che restituisce la reale portata del fenomeno: stando ai risultati di un’indagine condotta dall’Istituto di ricerca mUp Research per Facile.it, le truffe perpetrate telefonicamente a danno degli utenti italiani pesano per circa 628 milioni di euro, con un danno medio che, a seconda che si parli di mobile o fisso, oscilla tra i 124 e i 157 euro a vittima. Di questi episodi criminosi, una larga fetta (il 63,3%) fa capo a finti call center che agiscono sulle linee fisse, mentre la telefonia mobile registra una percentuale del 47,1% di tentativi di frode, spesso veicolati non solo dalla voce ma anche dalla messaggistica istantanea (WhatsApp e Telegram su tutti). C’è però un aspetto, legato alla sommersione statistica del fenomeno, che rende ancora più urgente l’intervento normativo: oltre la metà degli utenti truffati, precisamente il 52%, sceglie di non sporgere denuncia formale alle autorità, un dato che lascia intendere come il giro d’affari illecito reale sia probabilmente molto più consistente di quanto emerso dalle rilevazioni ufficiali.

Le incognite del tavolo tecnico e le eccezioni alla regola

Nonostante l’entusiasmo per la novità, il quadro regolatorio lascia spazio a precisazioni tecniche che saranno definite nei prossimi mesi: l’Agcom ha infatti disposto l’istituzione di un tavolo tecnico, finalizzato alla definizione delle modalità attuative delle misure introdotte e all’approfondimento di tematiche ancora spinose, come la disciplina delle numerazioni da destinare esclusivamente ai servizi di teleselling e telemarketing (un settore che, per sua natura, risulta maggiormente esposto a fenomeni abusivi). Va da sé che i numeri a tre cifre, benché difficili da replicare dalle centrali estere, non rappresentano di per sé una garanzia assoluta di affidabilità; le organizzazioni fraudolente hanno dimostrato una capacità di adattamento tecnologico impressionante, spostandosi rapidamente su altre piattaforme o sfruttando i vuoti normativi. Tuttavia, nel nuovo sistema, se un’azienda utilizza uno di questi codici brevi, l’utente potrà risalire immediatamente all’identità del chiamante certa e conosciuta, mentre l’assenza di tale cifrario diventerà un campanello d’allarme istantaneo, un meccanismo di “whitelist” visiva che agisce per esclusione e che restituirà finalmente un po’ di potere decisionale nelle mani di chi riceve la chiamata.

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