Stellantis dice addio al PureTech: con il nuovo Turbo 100 il gruppo punta tutto sull’affidabilità
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Redazione Economia
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Dopo anni di contestazioni, richiami in officina e una crisi di fiducia che ha inevitabilmente segnato l’immagine del celebre tre cilindri, Stellantis ha ufficialmente voltato pagina. Il gruppo franco-italo-americano – che controlla marchi come Peugeot, Citroën e Opel – ha infatti avviato la sostituzione del propulsore 1.2 PureTech con una nuova unità battezzata Turbo 100, un motore che, pur mantenendo la stessa architettura di base, cambia radicalmente nella sostanza per riconquistare quei clienti che, lo si dice senza mezzi termini, erano rimasti scottati dalle difficoltà emerse negli ultimi anni. La mossa, attesa da tempo, rappresenta una vera e propria cesura con il passato: non si tratta di un semplice aggiornamento, ma di un nuovo corso tecnico dove la parola d’ordine diventa durabilità, un concetto che il precedente sistema di distribuzione a cingia in bagno d’olio aveva finito per tradire con troppa frequenza.
Addio cinghia a bagno d’olio, arriva la catena di distribuzione
Il cuore del problema, come noto a chiunque abbia seguito le vicende giudiziarie e le inchieste di settore, risiedeva nella fragilità della cinghia di distribuzione. Quel sistema, progettato per ridurre gli attriti e le emissioni, si è rivelato negli anni un tallone d’Achille: la cinghia, a contatto con l’olio motore, tendeva a degradarsi prematuramente, rilasciando particelle di gomma che andavano a intasare la pompa dell’olio, causando in molti casi il grippaggio del motore. Una criticità che ha costretto il costruttore a mettere in campo indennizzi per i clienti e a estendere le garanzie fino a dieci anni per riparare i danni, un’ombra lunga che ha finito per pesare anche sulle vendite dell’usato. Con il Turbo 100, invece, la distribuzione abbandona definitivamente la cinghia per affidarsi a una catena, una soluzione tecnica che garantisce una resistenza superiore nel tempo e che elimina alla radice il rischio di contaminazione dell’olio legato alla vecchia architettura.
Una nuova architettura per il tre cilindri: componenti rinnovati al 70%
Non solo catena, però, perché il nuovo 1.2 litri si presenta con una scheda tecnica completamente rinnovata. Stellantis dichiara che ben il 70% dei componenti, in termini di valore, sono stati ridisegnati o sostituiti. Tra questi spiccano l’introduzione di un turbo a geometria variabile, una soluzione che migliora la reattività del motore ai bassi regimi rendendo più fluida la guida in città, e un sistema di iniezione diretta ad alta pressione (350 bar) che ottimizza la combustione. Le modifiche riguardano inoltre il basamento, i pistoni e gli anelli, tutti progettati con l’obiettivo dichiarato di contenere il consumo dell’olio e garantire una maggiore robustezza meccanica. Un lavoro di ingegneria che, secondo quanto riportato dalla casa, è stato validato da un programma di test particolarmente severo: più di trentamila ore di prove al banco e oltre tre milioni di chilometri percorsi dai prototipi, con alcune vetture che hanno superato i duecentomila chilometri senza evidenziare i problemi strutturali del passato.
Il debutto su Peugeot 208 e 2008 e la manutenzione semplificata
L’esordio del Turbo 100 avviene su due dei modelli più strategici per il Leone: la Peugeot 208, già disponibile con questa motorizzazione da marzo 2026, e la Peugeot 2008, che la riceverà a partire dal prossimo maggio. Si tratta di un debutto significativo, considerato che questi veicoli rappresentano il volto commerciale del marchio in Europa. Con il cambio di propulsore, cambiano anche le scadenze per i tagliandi: l’intervallo di manutenzione si allunga infatti a 25.000 chilometri o due anni, un netto miglioramento rispetto ai precedenti 20.000 chilometri o un anno, un segnale concreto della maggiore fiducia riposta nell’affidabilità del nuovo gruppo termico. A completare il quadro, i modelli equipaggiati con il Turbo 100 beneficeranno del programma Peugeot Care, che offre fino a otto anni o 160.000 chilometri di garanzia a seconda del mercato, un ulteriore elemento pensato per rassicurare chi, in questi anni, aveva perso fiducia nella tecnologia del marchio.




