Lavoro, Istat: a novembre calano disoccupati e occupati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le stime provvisorie diffuse dall'Istituto nazionale di statistica per il mese di novembre 2025 disegnano un quadro del mercato del lavoro italiano nel quale, su base mensile, si intrecciano segnali contrastanti. Il calo degli occupati e dei disoccupati, un fenomeno che statisticamente si accompagna quasi sempre, trova il suo contraltare nella crescita degli inattivi, ovvero di coloro che non cercano un impiego o non sono immediatamente disponibili a lavorare. Una dinamica che, se da un lato segnala una fisiologica flessione dopo periodi di vigorosa crescita, dall'altro invita a una lettura attenta delle sottostanti composizioni demografiche e contrattuali. Il tasso di occupazione, in questo contesto, scende al 62,6%, mentre quello di disoccupazione tocca il 5,7%; a salire, in modo speculare, è il tasso di inattività, che raggiunge il 33,5%.

Un rallentamento composito

Il numero degli occupati, che si attesta a 24 milioni e 188mila unità, registra una diminuzione di 34mila persone rispetto a ottobre. Questo calo, seppure contenuto, non investe in maniera uniforme tutte le componenti del mercato. A essere interessate, secondo l'analisi disaggregata dell'Istat, sono principalmente le donne, i lavoratori dipendenti a termine e gli autonomi, insieme a due fasce d'età specifiche: i 15-24enni e i 35-49enni. Al contrario, si osserva una tenuta, quando non un lieve incremento, per altre categorie: il numero di occupati cresce infatti tra i 25-34enni e rimane sostanzialmente stabile tra gli uomini, i dipendenti a tempo indeterminato e tra gli over 50. Si delinea, in altre parole, un mercato che continua a proteggere il cosiddetto "nocciolo duro" dell'occupazione, mostrando al contempo maggiore volatilità ai suoi margini, dove si concentrano le forme di lavoro più precarie.

La tenuta nel confronto annuale e la questione generazionale

Se la lettura congiunturale mensile evidenzia un rallentamento, il confronto con l'anno precedente conferma una robustezza di fondo del sistema. Su base annua, gli occupati sono aumentati di 179mila unità, un dato che testimonia la capacità di resistenza del mercato nonostante le incertezze economiche globali. In questo quadro di consolidamento, caratterizzato da livelli occupazionali elevati in termini storici, emerge però con nitidezza una frattura generazionale persistente. I giovani, in particolare quelli sotto i 25 anni, restano l'unico segmento che stenta a beneficiare in modo strutturale della crescita, un elemento che solleva interrogativi sul ricambio generazionale e sulla sostenibilità futura del cosiddetto capitale umano del paese. La stabilità o l'aumento occupazionale tra gli over 50, se da un lato è un indicatore positivo di esperienza trattenuta, dall'altro può riflettere difficoltà nel passaggio del testimone alle nuove leve.

Il minimo storico della disoccupazione e il contesto europeo

Il dato che più cattura l'attenzione, e che assume un valore simbolico rilevante, è il nuovo record negativo del tasso di disoccupazione. Il calo di 0,1 punti percentuali porta l'indicatore al 5,7%, il livello più basso da quando, nel 2004, sono iniziate le serie storiche omogenee. Un risultato che, come sottolineato dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni commentando i numeri con un laconico "avanti così", colloca l'Italia in una posizione di vantaggio comparato nel panorama europeo. Il paese si posiziona infatti al di sotto sia della media dell'Unione Europea sia di quella dell'area euro, segnando un distacco significativo dopo anni in cui spesso si era attestato sopra tali soglie. Questo primato, tuttavia, va interpretato alla luce dell'aumento parallelo degli inattivi, una variabile che complica la narrazione e impone di guardare oltre il semplice dato percentuale.

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