L'Etna e la lenta colata: il fronte lavico si raffredda mentre prosegue l'alimentazione
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Redazione Interno
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L’emissione di lava dal vulcano attivo più alto d’Europa, che ormai da giorni non presenta particolari scossoni, continua senza sostanziali variazioni, mantenendosi su un basso tasso effusivo e raggiungendo i duemilacento metri di quota. Il comportamento del gigante di fuoco, che aveva dato inizio a questo nuovo episodio eruttivo all’alba del nuovo anno, sembra essersi ormai stabilizzato in una fase di relativa quiete, lontana dalle esplosioni e dai parossismi che ne hanno caratterizzato il recente passato. Il fronte più avanzato della colata, dopo aver percorso complessivamente circa tre chilometri e quattrocento metri, risulta infatti fermo e in fase di progressivo raffreddamento: nella giornata di sabato aveva toccato quota millletrecentosessanta metri, posizionandosi poco a monte del rilievo noto come Rocca Capra, dove il materiale incandescente ha trovato, almeno momentaneamente, un suo punto di equilibrio.
Il campo lavico è ancora alimentato
L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, attraverso il suo Osservatorio Etneo, comunica che le osservazioni condotte sia tramite le telecamere di sorveglianza sia mediante i rilievi effettuati sul terreno dal proprio personale tecnico-scientifico, confermano come il campo lavico all’interno della vasta conca della Valle del Bove sia tuttora alimentato. Il flusso principale, il cui fronte – come riportato nelle ultime ore – si attestava a circa milllequattrocento metri sul livello del mare, ha a sua volta raggiunto la quota di millletrecentosessanta metri, affiancandosi così, senza sovrascriverlo, al percorso ormai solidificato dei giorni precedenti. Si delinea, in altre parole, uno scenario in cui l’attività effusiva persiste, seppur in maniera non vigorosa, alimentando un bacino lavico che si espande lentamente, mentre le porzioni periferiche e più lontane dalla sorgente vanno incontro a un inevitabile raffreddamento.
La questione degli accessi alla Valle del Bove
Parallelamente all’evolversi dei fenomeni vulcanici, si sviluppa una discussione di carattere amministrativo e di gestione del territorio. La Federescursionismo Sicilia, attraverso un post pubblicato sulla propria pagina Facebook, è intervenuta nel dibattito riguardante le modalità di accesso alla Valle del Bove, chiedendo alle autorità competenti chiarezza in merito allo stato delle ordinanze emesse in seguito all’inizio della colata lavica. L’associazione, che rappresenta una parte di coloro che frequentano l’area a scopo escursionistico, solleva la necessità di disposizioni precise e coordinate, le quali, tenendo conto della mutata situazione del vulcano – le cui eruzioni, come dimostra anche la cronaca nera di anni passati, possono riservare tragiche sorprese – garantiscano la massima sicurezza possibile senza precludere del tutto la fruizione di un ambiente unico.
Monitoraggio costante sulla situazione
Il lavoro dell’INGV prosegue senza sosta, con un monitoraggio h24 che costituisce la base imprescindibile per qualsiasi valutazione scientifica e per le decisioni della Protezione Civile. L’osservazione dei parametri, alcuni dei quali non visibili a occhio nudo, permette di seguire l’evoluzione di un fenomeno naturale che, nonostante l’attuale fase di apparente calma, rimane per sua natura potenzialmente variabile. La stessa conformazione della Valle del Bove, un antico teatro eruttivo formatosi dal collesso di precedenti crateri, funge da naturale contenitore per le lave, indirizzandole in una direzione che, per fortuna, si è storicamente rivelata meno pericolosa per i centri abitati che sorgono alle pendici del vulcano, un dato che non deve però indurre ad alcun abbassamento della guardia.




