Santanchè, la sfida al ministero e il pressing delle opposizioni: mozione di sfiducia depositata
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Redazione Interno
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Le immagini, al solito, restituiscono meglio di mille parole il clima di una tensione che ormai si respira da ore. Daniela Santanchè si è presentata al ministero del Turismo in via di Villa Ada con un’ostentazione di tranquillità che, nell’economia di una crisi di governo, assume il significato inequivocabile di una dichiarazione di intenti. La senatrice di Fratelli d’Italia è scesa dall’auto blu al telefono, ignorando il plotone di giornalisti accalcato all’ingresso, limitandosi a un generico cenno di saluto prima di scomparire all’interno della sede. Niente dichiarazioni, nessuna risposta alla domanda che, in questo mercoledì di fuoco politico, è sulla bocca di tutti: se cioè intenda seguire l’invito – o l’ordine, a seconda dei punti di vista – arrivato direttamente da Palazzo Chigi.
Quell’invito, contenuto in una nota ufficiale della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, era arrivato al termine di una giornata già segnata da un vero e proprio terremoto ai piani alti dell’esecutivo. Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e la capa di gabinetto del Guardasigilli Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi, avevano lasciato i loro incarichi. Due uscite di scena, le loro, spiegate con la volontà di offrire un segnale di “sensibilità istituzionale” dopo la pesante sconfitta referendaria, ma anche inevitabilmente legate ai rispettivi fronti giudiziari che li avevano messi sotto pressione. La premier aveva espresso apprezzamento per quelle scelte, auspicando con parole che non lasciavano spazio a dubbi che “analoga scelta” fosse condivisa proprio dalla ministra del Turismo.
Lo scudo della maggioranza e la replica delle opposizioni
La reazione di Santanchè, in questo frangente, è stata immediata e – per certi versi – studiata per apparire come la più naturale delle risposte. “Il mio caso è diverso”, avrebbe fatto sapere attraverso i suoi canali, sottolineando come le vicende giudiziarie che la riguardano (il rinvio a giudizio per falso in bilancio nel caso Visibilia e le indagini per presunta truffa all’Inps) siano antecedenti al suo giuramento da ministro e quindi non inficino, a suo avviso, l’operato istituzionale. E a riprova di questa volontà di resistenza, la conferma degli appuntamenti in agenda: riunioni per il Forum internazionale sul Pet Tourism e preparativi per convegni di settore, come se nulla stesse accadendo fuori dalle mura del dicastero.
Ma mentre Santanchè teneva fede alla promessa di presentarsi regolarmente in ufficio, il fronte parlamentare delle opposizioni accelerava i tempi per trasformare la pressione politica in un atto formale. Una mozione di sfiducia nei suoi confronti è stata depositata alla Camera, sottoscritta da tutte le forze di opposizione – dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle, passando per Azione, Italia Viva e Alleanza Verdi-Sinistra. Il testo è duro: si evidenzia come la richiesta di dimissioni avanzata pubblicamente dalla premier abbia fatto “venir meno il rapporto fiduciario” tra il vertice dell’esecutivo e la ministra, determinando una “grave anomalia istituzionale” che non può essere ignorata.
La linea di Fratelli d’Italia: "Seguirà le indicazioni"
Nel frattempo, in Senato, il capogruppo di Fratelli d’Italia Lucio Malan ha tentato di gestire l’onda lunga della crisi con una dichiarazione che, per quanto ufficiale, lascia trasparire l’imbarazzo di una maggioranza alle prese con una frattura interna. “Quanto al ministro Santanchè, come tutti i membri del governo seguirà le indicazioni del presidente del Consiglio”, ha detto Malan, rispondendo in Aula alle sollecitazioni delle opposizioni. Una frase che, nel lessico politico, suona meno come una difesa e più come un’ultima possibilità concessa al ministero per adeguarsi alla linea dettata da Palazzo Chigi senza che il partito debba subire l’onta di un braccio di ferro prolungato con una delle sue figure più rappresentative.
Le opposizioni, però, non hanno intenzione di lasciare che la vicenda si consumi solo nei corridoi della maggioranza. Al Senato, il capogruppo del M5S Luca Pirondini ha chiesto che la mozione di sfiducia venga calendarizzata al più presto, definendo “indecente” il balletto delle ultime ore e ricordando come il caso Santanchè vada avanti da tre anni grazie alla protezione della premier. Il senatore del Pd Antonio Nicita ha chiesto invece un chiarimento formale: chiedendo cosa sia cambiato rispetto ai precedenti mesi (luglio 2023, luglio 2024, febbraio 2025) quando altre mozioni di sfiducia contro la ministra erano state respinte dal Parlamento, per capire se il dietrofront di ieri sia il frutto di una nuova sensibilità o semplicemente di una tattica di “gatto morto” per superare un momento difficile.
L’attesa per la discussione parlamentare
Lo scenario che si prospetta è quello di una battaglia parlamentare che potrebbe consumarsi nelle prossime ore. La mozione depositata alla Camera attende ora di essere calendarizzata, mentre in Aula già si respira un’aria diversa rispetto al passato. Se in precedenti occasioni – come nell’aprile del 2024 o nel febbraio del 2025 – la maggioranza aveva fatto muro compatto per respingere le richieste di sfiducia, stavolta il quadro è radicalmente mutato dall’intervento esplicito della premier.
L’atteggiamento della ministra, che prosegue nella sua attività senza mostrare crepe, si scontra dunque con la dichiarata volontà del suo partito di chiudere la partita. La “sensibilità istituzionale” invocata da Meloni sembra infatti richiedere un sacrificio che Santanchè, per ora, non è disposta a concedere. I numerosi appuntamenti ancora in agenda fino al pomeriggio, confermati dalla portavoce, suggeriscono che la senatrice di Fratelli d’Italia intenda giocare la partita fino in fondo, cercando di resistere al pressing che viene tanto da Palazzo Chigi quanto dalle forze di opposizione, pronte a trasformare il suo caso in un’occasione per mettere in difficoltà l’intero esecutivo.




