Asta Btp, Tesoro colloca 4,25 miliardi: rendimenti in lieve rialzo per lo short term

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha fatto registrare oggi, 24 giugno, il collocamento di titoli di Stato per un importo complessivo di 4,25 miliardi di euro, nell'ambito dell'asta dedicata ai Btp. L'operazione, gestita dalla Banca d'Italia, ha visto protagonisti due strumenti finanziari distinti: da un lato la tranche dell'undicesima emissione del Btp short term con scadenza fissata al 28 febbraio 2028 e, dall'altro, il Btp-i a quindici anni, la cui scadenza è prevista per il 15 maggio 2039.

L'esito dell'asta ha evidenziato un andamento dei rendimenti sostanzialmente invariato rispetto alle ultime rilevazioni, fatta eccezione per un lieve scostamento al rialzo sul titolo a brevissima scadenza.

Dettaglio dell'asta e rendimenti

Nel dettaglio, per quanto concerne il Btp short term, sono stati assegnati titoli per 2,5 miliardi di euro, un ammontare che ha incontrato una domanda complessiva di 3,781 miliardi, generando così un rapporto di copertura pari a 1,51. Il rendimento lordo di questa specifica tranche si è attestato al 2,74%, registrando un incremento di un punto base rispetto al dato dell'ultima asta. Sul fronte del lungo periodo, invece, sono stati collocati Btp-i per un valore di 1,75 miliardi, con un rendimento che si è fermato al 2,03%.

Quest'ultimo dato conferma un differenziale piuttosto ampio tra le due scadenze, sintomo di una curva dei tassi che continua a premiare gli strumenti a più breve termine.

Il calendario delle prossime emissioni

L'attenzione degli operatori si sposta ora sulle prossime scadenze fissate dal Tesoro, che ha già diramato il programma per le aste in arrivo il 25 e 26 giugno. La seduta di domani, 25 giugno, sarà interamente dedicata ai Bot, con due diverse tipologie di titoli a breve scadenza che, come di consueto, non prevedono il pagamento di una cedola annuale; il rendimento per l'investitore sarà determinato esclusivamente dallo scarto tra il prezzo di emissione e quello di rimborso, secondo il meccanismo tipico dei titoli zero-coupon.

Sarà invece la giornata del 26 giugno a vedere la luce con l'asta dei titoli a medio e lungo termine, un appuntamento di ben più ampio respiro che metterà sul piatto Btp e Ccteu per un importo massimo complessivo fino a 9 miliardi di euro. In questo secondo caso, a differenza dei Bot, gli strumenti offriranno una cedola o un tasso annualizzato già preventivabile, un elemento che ne definisce l'attrattiva per gli investitori istituzionali e retail.

L'offerta di medio-lungo termine del 26 giugno

L'ultima asta del mese di giugno, in calendario per venerdì 26, prevede quindi un'offerta composita che includerà diverse tipologie di titoli: il Btp a cinque anni, il Btp a dieci anni, una ulteriore emissione di Btp decennale con vita residua di dieci anni e, infine, i Ccteu. Si tratta di un'operazione di grande interesse per il mercato primario, che andrà a completare il quadro delle emissioni di questo scorcio di mese e che fornirà indicazioni preziose sull'orientamento dei tassi di rendimento sulle scadenze più lunghe.

Il Tesoro, in questa fase, sembra intenzionato a mantenere un ritmo serrato di collocamento, approfittando di un contesto di tassi che, pur con lievi oscillazioni, resta ancora contenuto su livelli storici rispetto al recente passato.

I numeri dell'operazione di oggi

L'asta di oggi ha dunque confermato la buona tenuta della domanda per i titoli di Stato italiani, nonostante un leggero rialzo del rendimento sullo short term che potrebbe essere interpretato come un segnale di maggiore cautela da parte degli acquirenti. La raccolta complessiva di 4,25 miliardi, con una richiesta che ha superato l'offerta per entrambi i titoli, testimonia un interesse ancora vivo, specie per le scadenze brevi dove il rapporto di copertura di 1,51 rappresenta un indicatore di assorbimento più che soddisfacente.

Per i Btp-i a quindici anni, pur in assenza di un dato ufficiale sulla copertura diffuso in questa sede, il rendimento del 2,03% conferma il differenziale con l'inflazione attesa, un fattore che continua a rendere questi strumenti particolarmente apprezzati da chi cerca una protezione dal rialzo dei prezzi nel lungo periodo.

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