Rolling Stones, il nuovo album ‘Foreign Tongues’ presentato a New York tra vip e star

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La scelta, per nulla casuale, di un ex istituto bancario riconvertito a spazio eventi – l’ex Williamsburg Savings Bank a Brooklyn – ha fatto da cornice, martedì, all’annuncio che i fan aspettavano da quasi tre anni. I Rolling Stones, la storica band che non ha mai smesso di muovere le sue rotelle, hanno svelato ufficialmente i dettagli del loro venticinquesimo album in studio, ‘Foreign Tongues’, la cui uscita è fissata per il 10 luglio a livello globale. Sul palco, o meglio davanti a una platea selezionatissima, Mick Jagger (82 anni), Keith Richards (82) e Ronnie Wood (78) hanno raccontato i retroscena di un disco che contiene quattordici tracce inedite, e che segue di pochi anni il precedente ‘Hackney Diamonds’, quello premiato con un Grammy e capace di riconquistare fette di pubblico che davano ormai per archiviata la carriera live della band.

Un ascolto d’eccezione tra quelle antiche volte di Brooklyn

Tra i presenti, e non poteva essere altrimenti data la portata dell’evento, si sono mescolati giornalisti accreditati, addetti ai lavori e un’intera ala di celebrità pronte a immortalare il momento. Leonardo DiCaprio, il cui interesse per l’arte e la musica è noto da decenni, è stato visto tra i primi banchi accanto all’attrice Odessa A’zion e alla campionessa olimpica di sci Lindsey Vonn. Nessuno di loro, è bene sottolinearlo, ha preso la parola dal palco: la loro presenza, piuttosto, ha funto da ulteriore segnale del peso culturale che i Rolling Stones esercitano ancora oggi, a più di sessant’anni dalla loro formazione. Durante la conversazione moderata da Conan O’Brien, i tre membri storici hanno svelato anche alcuni ospiti – una consuetudine per la band – che hanno prestato voce e strumenti al nuovo lavoro. Tra questi spiccano Paul McCartney, Steve Winwood e Chad Smith, batterista dei Red Hot Chili Peppers; una presenza, quella di Robert Smith (frontman dei Cure), nata quasi per caso, come hanno spiegato gli stessi Jagger e Richards, senza però addentrarsi in dettagli tecnici sulla scrittura dei brani.

Quattordici brani e un’attesa meno lunga del solito

‘Foreign Tongues’ – il cui titolo, ‘Lingue straniere’, sembra suggerire un gioco tra sonorità globali e testi volutamente ambigui – arriva a meno di trentasei mesi dal precedente ‘Hackney Diamonds’. Un intervallo, per gli standard della band, sorprendentemente breve: basti pensare ai lunghi silenzi che avevano separato ‘A Bigger Bang’ (2005) da ‘Blue & Lonesome’ (2016) o da ‘Hackney Diamonds’ stesso. Jagger, nel corso dell’incontro, ha definito i nuovi pezzi “fantastici”, ribadendo – quasi a voler rassicurare i puristi – che il fine ultimo rimane divertirsi. Nessuna anticipazione, però, sui singoli che verranno estratti né sulla data di pubblicazione di un eventuale primo videoclip. La produzione, come di consueto, è rimasta avvolta in un alone di segretezza fino all’annuncio ufficiale, e persino la presenza dei collaboratori è trapelata solo nelle ultime settimane.

Un album da luglio, lontano da vecchie e nuove polemiche

L’uscita, prevista per il 10 luglio, cadrà in piena estate – un periodo tradizionalmente florido per le grandi major che scommettono su tour mondiali paralleli. I Rolling Stones, dal canto loro, non hanno ancora annunciato date a supporto del disco, né hanno confermato se ‘Foreign Tongues’ sarà accompagnato da una campagna di concerti negli stadi. L’attenzione, al momento, resta tutta sulla qualità del prodotto finito: quattordici brani che, nelle intenzioni del trio sopravvissuto a decenni di eccessi, cambi di formazione e lutti, dovrebbero dimostrare che la voglia di sperimentare non è venuta meno. La presentazione a porte chiuse di Brooklyn, scevra da annunci roboanti, ha restituito l’immagine di una band che non ha più bisogno di urlare la propria esistenza: le note, semmai, parlano da sole. E il pubblico, da New York a Tokyo, avrà tempo fino a luglio per farsi un’idea se ‘Foreign Tongues’ saprà eguagliare – o persino superare – la forza del precedente lavoro premiato con il Grammy.

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