La volta buona tra duetti mancati e dolore estetico, le pagelle del 27 e 28 aprile
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Caterina Balivo torna a presidiare la fascia pomeridiana di Rai 1 con la puntata del 27 aprile de “La Volta Buona”, e lo fa mettendo in scena quella miscela, ormai collaudata, di nostalgia musicale e cronaca leggera che tiene incollati gli spettatori al divano arancione. In una puntata dove il filo conduttore sembra essere il tema delle relazioni umane – quelle d’amore, quelle d’amicizia e, chissà, forse anche quelle con il proprio Corpo – a rubare la scena sono due storie diametralmente opposte: da un lato la sicurezza trionfale di Al Bano, dall’altro la vulnerabilità raccapricciante di Eva Grimaldi.
Al Bano, Cellino San Marco e il fantasma di un duetto con Celentano
Il cantante pugliese, presente in collegamento, si muove nello studio come se fosse il salotto di casa sua, tra il cappello bianco e quelle battute filosofiche che solo lui sa confezionare mischiando saggezza contadina e narcisismo d’artista. Se da una parte sogna ancora ad alta voce di poter duettare con Mina e Adriano Celentano – i due miti che continua a definire “irraggiungibili” ma per i quali non demorde –, dall’altra deve fare i conti con la presenza in studio di Giancarlo Magalli, vecchia conoscenza e spalla perfetta per un siparietto surreale.
La memoria corre inevitabilmente indietro, fino a Sanremo 2007, quando Magalli, in qualità di giurato, non fu troppo generoso nel valutare “Nel Perdono”. Magalli racconta, tra il serio e il faceto, di essersi ritrovato Al Bano sotto la finestra dell’hotel per un vibrante faccia a faccia post-votazione. Una scena che il cantante oggi fa finta di non ricordare, liquidando la cosa con un “la vecchiaia fa brutti effetti”, ma che rivela quanto quel palco, anche a distanza di anni, resti un nervo scoperto per chi ha fatto la storia della musica italiana. Tuttavia, la tensione si scioglie subito, e non poteva essere altrimenti, perché quando due mostri sacri dello spettacolo si incontrano, l’ironia vince sempre sui vecchi rancori.
Eva Grimaldi, il rischio concreto dietro la bellezza “rifatta”
Se la puntata del 27 aprile viaggia sul filo della leggerezza, quella del 28 aprile, sempre condotta dalla Balivo, cambia radicalmente registro, sprofondando in una testimonianza cruda e senza filtri. L’attrice Eva Grimaldi è ospite per raccontare un calvario medico che pochi avrebbero il coraggio di rendere pubblico con tanta schiettezza nel dettaglio.
Rischiare la vita per una protesi al seno. È questa la sintesi – se così si può chiamare – del dramma vissuto dall’attrice a marzo, costretta a un’operazione d’urgenza a causa di una “capsulite”. Un’infiammazione, ci spiega Grimaldi, che ha trasformato il seno in una “bomba pronta a esplodere”. A salvarla, paradossalmente, è stata la tempestività del chirurgo Pietro Lorenzetti, che le ha imposto di annullare una vacanza programmata all’estero per sottoporla immediatamente a intervento.
Non è la prima volta che Grimaldi si trova a fare i conti con le protesi. Già negli anni Novanta, un’infezione mal gestita la portò a vivere un vero e proprio incubo: un chirurgo, invece di rimuovere la protesi infetta, ne aggiunse un’altra, causandole una febbre a 42 gradi e una sepsi. Le conseguenze furono traumatiche, costringendola a stare sul set, letteralmente, “con un solo seno” per un anno intero. Una scelta, quella di rifare il seno, che l’attrice non rinnega (“è stata sfortuna”), ma che mette in guardia su una pratica, quella della chirurgia estetica, troppo spesso raccontata solo come una passeggiata di salute.
Storie di coppia e pregiudizi generazionali
A fare da contraltare ai racconti di Al Bano e Eva Grimaldi, ci pensano le storie di “gente comune” che si alternano sul palco de “La Volta Buona”. Spazio alle coppie segnate da una forte differenza d’età, quelle che devono lottare quotidianamente non tanto contro i sentimenti, quanto contro il pettegolezzo e gli occhi degli altri.
Come spesso accade nel talk pomeridiano della Rai, si parla di coppie famose – da quelle storiche come Al Bano con Loredana Lecciso fino ai coniugi Macron – per specchiarsi in quelle sconosciute, lontane dai flash dei fotografi. Il messaggio che emerge, quasi un tormentone, è che a fare male non è il numero di anni che separa due persone, ma “il bullismo sociale” che ne consegue. Un tema, questo, che la Balivo maneggia con la solita abilità, alternando momenti di commozione sincera a battute più veloci, in un equilibrio che resta la cifra stilistica del programma.




