Milano, petardo esplode in mano a due dodicenni: uno perde una mano
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Redazione Interno
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Nella tarda mattinata del primo gennaio, mentre la città cercava di riprendersi dai festeggiamenti della notte, un boato improvviso e secco ha interrotto la quiete di via Alfonso Gatto, una stradina senza uscita alle spalle di viale Forlanini. L’esplosione, che ha richiamato l’immediato intervento dei soccorsi, ha coinvolto due giovanissimi, entrambi di soli dodici anni, i quali, stando alle prime ricostruzioni, stavano maneggiando un grosso fuoco d’artificio. I fatti, la cui dinamica precisa è ancora oggetto di accertamento da parte dei carabinieri della stazione di Crescenzago, hanno avuto esiti drammaticamente diversi per i due ragazzi: uno di loro, quello che sembra aver tenuto in mano l’ordigno al momento dello scoppio, ha riportato la traumatica amputazione della mano sinistra, mentre l’altro è stato colpito da schegge penetranti al torace e agli arti inferiori.
Il soccorso immediato e il ricovero in ospedale
Allertato il 118, i due minori sono stati rapidamente trasportati in due diversi ospedali della città, in base alla gravità delle lesioni. Il ragazzo che ha subito l’amputazione, le cui condizioni sono state subito classificate come molto serie, è stato condotto in codice rosso all’ospedale Niguarda, dove i medici del pronto soccorso e della chirurgia della mano si sono immediatamente attivati per stabilizzarne le condizioni. Il suo amico, pur ferito in modo grave da diverse schegge metalliche che hanno perforato il torace e le gambe, è stato invece ricoverato in codice giallo presso l’ospedale San Raffaele. Per nessuno dei due, per fortuna, si è configurato un pericolo immediato per la vita, ma il percorso di cure e riabilitazione, soprattutto per il primo, si prospetta lungo e complesso.
La scena dell’incidente e gli elementi da chiarire
Sul marciapiede della via, a testimoniare la presenza dei due amici prima dell’incidente, sono rimasti i loro monopattini non elettrici, abbandonati in fretta dopo l’esplosione. Su uno di essi, come in una macabra annotazione, erano state vergate con un pennarello nero due scritte: in alto il nome del proprietario, quel dodicenne che ora è ricoverato al Niguarda, e poco più sotto un numero di telefono da contattare in caso di smarrimento, un dettaglio che ora assume un significato del tutto diverso. Gli investigatori, esaminando la scena, dovranno ora ricostruire una serie di passaggi cruciali: l’origine del potente petardo, la modalità con cui è finito nelle mani dei minori e le circostanze esatte che hanno portato all’accensione. L’inchiesta, inevitabilmente, si concentrerà anche sulla possibile responsabilità di adulti che potrebbero aver fornito, anche solo indirettamente, l’artificio pirotecnico ai ragazzi.
Un Capodanno segnato da altri episodi gravi
L’episodio di Milano, per la sua gravità, si è purtroppo inserito in un quadro nazionale di incidenti legati ai botti di fine anno, che hanno visto un altro bilancio particolarmente drammatico a Roma, dove una persona ha perso la vita sempre a causa dell’esplosione di un petardo. I vigili del fuoco, nella notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio, sono comunque intervenuti per 770 incendi riconducibili ai festeggiamenti, un numero che, seppur in diminuzione rispetto ai 882 dell’anno precedente, conferma la pericolosità di una tradizione che, ogni volta, lascia sul campo feriti e danni. La regione più colpita è stata l’Emilia Romagna, con 114 interventi, a dimostrazione di come il fenomeno sia diffuso in tutto il paese.




