Renzi e Calenda attaccano Meloni per l’assenza a Kiev, ma l’Italia c’era (anche senza la premier)

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Matteo Renzi e Carlo Calenda, seppur divisi su quasi tutto, hanno trovato un bersaglio comune: Giorgia Meloni, colpevole – a loro dire – di non essere fisicamente presente a Kiev durante l’incontro dei leader europei in sostegno di Volodymyr Zelensky. Il leader di Italia Viva ha tuonato su X, rievocando un passato in cui l’Italia, insieme a Francia e Germania, guidava l’Europa dopo la Brexit e l’invasione russa dell’Ucraina. Un’assenza, quella di Meloni, che per i due ex leader appare come un passo indietro, quasi un tradimento del ruolo storico del Paese.

Eppure, la realtà è più sfumata. L’Italia, infatti, non era assente: la premier ha partecipato in videocollegamento, come altri capi di governo, mentre Emmanuel Macron, Keir Starmer, Friederich Merz e Donald Tusk marciavano simbolicamente a Kiev. Un gesto forte, quello dei leader sul campo, ma che non cancella il coinvolgimento italiano. Anzi, come ha osservato qualcuno, l’Italia "c’è sempre stata", anche quando non in prima fila.

La proposta lanciata dal vertice – una tregua di 30 giorni garantita da Stati Uniti e Ue – è stata accolta con favore da Starmer, che ha parlato di "massima unità" tra alleati. Un segnale importante, seppur ancora da verificare sul campo, considerando le precedenti delusioni diplomatiche. Macron, da parte sua, ha ribadito il sostegno europeo a Zelensky, mentre la Russia resta silenziosa, almeno per ora.

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